BLOG D´AUTORE

                                

CHE COSA VI TROVATE

tutto quello che non ha trovato spazio altrove comprese opere d´autore

PERCHÉ

semplice - mi piace scrivere e queste pagine sono mie

Il lettore ocassionale troverá in questo angolo nascosto diversi  articoli, notizie, curiositá riguardanti la storia, le abitudini, l´arte, il turismo, il modo di vita  "alla ceca" e anche le mie osservazioni, commenti, opinioni, suggerimenti, esperienze di viaggi. Nella versione ceca ci sono anche le mie poesie (l´ultima dedicata a un gruppo dalla Puglia pure in italiano) e il diario di musica metal italiana, la mia grande passione.

Il lettore ocassionale vi troverá anche un mucchio di errori di ogni tipo - grammaticali, ortografici, stilistici. Il mio italiano non é perfetto anche se cerco di migliorarlo. Avendo vissuto nello stato circondato allora di filo spinato potevo solo sognare di andare a studiare in Italia oppure almeno all´universitá. I tuoi genitori non sono nel partito? Tu stessa non sei per niente attiva nella Unione giovani socialisti? Allora scordatelo, il tuo italiano. Ti dovrebbe bastare la Scuola di lingue una volta alla settimana. Cosí ho studiato da sola ed era solo dopo 1989 che la porta verso il mondo libero si é aperta anche per me. Ho finalmente potuto visitare il BEL PAESE.

L´italiano per me non é solo strumento di guadagno. É la lingua che ormai da anni fa parte della mia vita quotidiana. Mi piace la sua melodicitá, la vivacitá, la pronuncia.  L´italiano per me é una sfida di continuare a perfezionarmi. L´italiano mi ha reso possibile di unire il lavoro con il piacere - grazie!  

ARTICOLI IN ORDINE ALFABETICO

A

Artisti italiani a Praga

Austerliz - la battaglia e la casa che balla

B

Birra

C

Cane amico dell´uomo

Carlo IV e Praga

Carlo IV e Italia

Corona di san Venceslao

Cristalli Swarovski

D

Dark Tourism

Due cittá - due cattedrali. Praga e Milano

E

Ebraismo

F

Festa di san Nicola

K

Kafka e Praga

M

Missione museo

Modo di "guidare"

Mucha non é solo Liberty

P

Palazzo Lobkowicz al Castello di Praga

Passaggi praghesi

R

Risposte corrette al test

Roghi delle streghe

S

Sette miracoli del socialismo

S - ex chiesa di san Michele

Siti UNESCO nella Repubblica Ceca

Stazione Praga Centrale

T

Test divertente da fare dopo il ritorno da Praga

Torri gemelle - Parigi + Praga

ARTISTI ITALIANI A PRAGA 

É curioso quanti costruttori, architetti, scalpellini italiani venuti a Praga dal territorio piuttosto piccolo nei pressi dei laghi Como e Lugano. Infatti venivano chiamati "artisti dei laghi". Erano uomini capaci di addattarsi presto alle condizioni locali. I primi In Boemia arrivarono giá nella sec.metá del 16 secolo. Nel 1757 a Praga fu fondata la Congregazione Italiana dell´Assunta la quale univa mercanti e costruttori italiani. Non era l´organizazzione chiusa, potevano diventarne membri anche cattolici locali. Nel corso del governo dell´imperatore Rodolfo II d´Asburgo la congregazione crebbe in modo notevole  e diventó pure uno degli strumenti di propaganda controriformistica dei gesuiti. Siccome a  Praga non naque la scuola propria del  maestri di stucco, gli italiani presto dominarono in questo campo. Con l´ arrivo degli Asburgo Praga diventa la cittá „imperiale“ e lo si nota nella presentazione  stilistica dell´arte ma anche nello stile di vita in generale. 

PAOLO DELLA STELLA 

Una delle prime costruzioni di maggior rilievo é il Belvedere – la residenza estiva della regina Anna Jagellone nel giardino reale nei pressi del Castello di Praga. É il primo palazzo rinascimentale al territorio della Boemia. Come il modello serví il tempio greco probabilmente quello di Nettuno a Paestum. Si tratta dell´eccezionale esempio dell´edificio destinato all´intrattenimento di cui non conosciamo l´autore. Si menziona piú volte il nome del costruttore italiano Paolo della Stella che peró solo esequí i lavori con l´aiuto di altri maestri come Hans Tyrol perché da solo non sarebbe stato capace di progettare una costruzione che non si poteva allora paragonare con nessun´altra 

AGOSTINO GALLI 

Palazzo Schwarzenberk - Schwarzenberský palác, piazza Hradčanské náměstí, Praha 1 - Hradčany 

VINCENZO SCAMOZZI 

oltre l´architetto si presentó anche come il diplomatico nei servizi per la Serenissima. 

GIOVANNI MARIA FILIPPI 

nel 1602 – dirige l´Ufficio edile a Praga. Venne  da Trentino con la moglie e figli. Godette della fiducia di due imperatori d´Asburgo - sia di Rodolfo II.che suo fratello Mattia. Piú tardi peró dovette fuggire da Praga perché si scoprí che si approprió della rame per coperture dei tetti, la vendó per conto suo... 

Opere: la porta Mattia 1614, facciata della chiesa di Bambin Gesú (kostel Panny Marie Vítězné) in via Karmelitská a Malá Strana, municipio della Cittá Piccola (Malostranská radnice, piazza Malostranské náměstí, Praha 1) 

 GIUSEPPE ARCIMBOLDO

nato nel 1527 da un pittore mediocre a Milano, venne a Praga dove diventó pittore di corte di Rodolfo  II. Il famoso ritrattista, progettava anche costumi, costruiva invenzioni tecniche - un artista davvero universale,  il tipico rappresentante del manierismo  

GIOVANNI AMBROGIO MISERONI

Rodolfo II.amava e ammirava le pietre dure. La Boemia in quel tempo forniva diversi tipi di pietre  ma si importavano anche dall´estero.  Molto apprezzato erano cristallo di roccia trasparente , onice, agate, calcedonio, diaspro. La lavorazione delle pietre dure si svolgeva in primo luogo nella Firenze medicea la quale ne  aveva il monopolio. Cosí le pietre dure boeme vennero portate in Italia e da lí tornarono poi gli artefatti pronti.  Giovanni Ambrogio Miseroni, il più grande intagliatore di pietre dure del Rinascimento, riuscì a lavorare anche materiali rari e resistenti come il calcedonio attraverso un lungo e complesso procedimento con la polvere di diamante, combinando qualità pittoriche e scultoree con incredibile maestria.

ANDREA SPEZZA 

palazzo di Wallenstejn - Valdštejnský palác, Valdštejnské náměstí, Malá Strana Praga 1

GIOVANNI PIERONI 

costruttore delle fortificazioni dei diversi castelli in Boemia e della salla terrenna nel giardino Wallenstein.

Qui come modello gli serví loggia dei Lanzi a Firenze, ma poteva essere anche il portico di villa Mondragone a Frascati, la loggia d´onore nel Palazzo del Té a Mantova, assomiglianze le troviamo anche nella loggia del palazzo Madama di Raffaelo a Roma. 

FRANCESCO DELLA TORRE  

decorazione plastica della  fontana barocca al 2.cortile del Castello di Praga 

GIOVANNI BATTISTA ORSI  

Loreto di Praga 

Poco si sa che proprio nella Boemia furono costruiti i primi santuari loretani al di fuori d´Italia (1583 - Horšovský Týn, 1621 - Jílové u Prahy, 1326 Hájek u Kladna). Ormai esistono nella Repubblica Ceca oltre 50 santuari, la parte piú venerata, la Santa Casa praghese é considerata la meglio riuscita. Se peró andate a visitare il Loreto di Praga, a prima vista rimanete sorpresi perché la parte piú venerata si trova fuori e non dentro la basilica come in Italia. Il complesso architettonico é creato da un cortile con un piano, dalla chiesa della Nativitá, dal forziere dove vengono custoditi doni preziosi dei pellegrini e dalla Santa Casa stessa. 

 
GIOVANNI DOMENICO ORSI  

colleggio dei gesuiti a Kutná Hora, sala filosofica al monastero di Strahov 

GIOVANNI BARTOLOMEO COMETA  

stucchi sulle parti esterne di Santa casa, a Montagna Sacra vicino a Příbram 

CARLO LURAGO  

appartiene agli architetti del barocco praghese piú conosciuti, numerosi parenti maschi - tutti architetti, scalpellini. Costruisce per ordine di gesuiti diverse chiese – san Salvatore a Clementinum

collegio dei gesuiti, chiesa di san Ignazio nella piazza Karlovo náměstí, Nové Město - Praha 2       

FRANCESCO CARATTI 

uno dei piú importanti architetti di primo barocco a Praga – nato a Bissone 1615  -  palazzo Černínský nella piazza Hradčanské náměstí, Praha 1 - Hradčany. Il  conte Jan Černín studió arte a Roma, poi diventó ambasciatore imperiale a Venezia – ammiró le opere di Palladio e incaricó Caratti di costruire per lui il palazzo che ormai é il piú grande a Praga 

BACCIO BIANCO 

nato a Firenze, pittore, architetto, scenografo -  fu notato dall'ingegnere di fortificazioni, matematico e astrologo della Corte Imperiale Giovanni Pieroni, che lo volle con sé alla corte viennese e in seguito a Praga la prima opera veramente importante fu l'intera decorazione del palazzo praghese del Generale Albrecht Wallenstein, ricchissimo, uno dei generali più importanti e condottiero delle armate asburgiche durante la Guerra dei Trent´anni. 

GIOVANNI BATTISTA ALLIPRANDI

esperienza viennese, influenzato da Jan Fischer da Erlach, collabora alla costruzione del palazzo Sternberg - Šternberský palác, piazza Hradčanské náměstí palazzo Kaiserstein - Kaiserštejnský palác, Malostranské náměstí, Praha 1 

GIOVANNI SANTINI AICHEL 

chiamato anche Giovanni Biagio Santini, menzionato come un architetto ceco d´origine italiana le cui opere maggiori rappresentano una curiosa mescolanza di stile gotico e barocco. Santini nacque a Praga da una famiglia di scalpellini. Suo nonno Antonin Aichel si trasferì dall'Italia a Praga nel  1630 L'influenza di Francesco Borromini è evidente nella sua predilezione per le forme a stellari e le simbologie complesse. Molti dei suoi edifici sono ariosi ed eleganti, ma era considerato un genio anticonformista dai suoi contemporanei e esercitò poca influenza sulle generazioni successive di architetti cechi. Palazzo Morzinský e Thun - Hohenštejnský in via Nerudova a Malá Strana, Praha 1


 

MARCANTONIO CANEVALE 

1699 - chiesa di santa Orsola - kostel sv.Voršily, via Nazionale - Národní, Nové Město, Praha 1. Soluzione architettonica piuttosto inabituale in Boemia e rara anche nel contesto dell´architettura europea. La parete esterna é interrotta nella sua metá e crea una specie dell´altare laterale. La facciata invece non si vede dalla via Nazionale.

OTTAVIANO BROGGIO 

chiesa della santa Trinitá, in via Spálená, Nové Město, Praha 1 

OTTAVIO MOSTO 

venne a Praga con un gruppo di “plasticatori” italiani influenzati dall´opera di Gian Lorenzo Bernini, il suo lavoro piú apprezzato – la decorazione della facciata della chiesa di san Giacomo nella Cittá Vecchia - kostel sv.Jakuba, Staré Město, Praha 1 l´alegoria di quattro stagioni sul palazzo Kaiserstein 

ANSELMO LURAGO 

figlio di Carlo Lurago - ricostruzione del Monastero di Strahov, palazzo Kinski nella Piazza della Cittá Vecchia, chiesa di san Nicola nella piazza della Cittá Piccola - kostel sv.Mikuláše, Malostranské náměstí, Praha 1

FOTO FABIO CALLINI

IGNAZIO PALLIARDI 

facciata della Biblioteca di Strahov 

BERNARDO SPINETTI 

scalpellino

elaborato dal libro ARTISTI ITALIANI A PRAGA - ITALŠTÍ UMĚLCI V PRAZE - Pavel Preiss, Panorama, 1986

AUSTERLIZ E LA CASA CHE BALLA

É stata una sorpresa anche per me. Recentemente ho letto un articolo di un famoso ballerino, Fred Astair, di cui nome di nascitá era Frederick...Austerlitz, appunto.  Mi é venuto in mente subito il nome della famosa battaglia di tre imperatori presso la cittá di Austerlitz (Slavkov in ceco) vicino a Brno dove nel 1805 Napoleone  Bonaparte mise in ginocchio Austria e Russia. Ma cosa c´entra Austerlitz con  Fred Astair? Molti lo ricordano a ballare in coppia con la collega Ginger Rogers. La Casa Danzante sul lungofiume praghese porta proprio questo nome - Ginger e Fred. Peró sono pochi che sanno che i nonni e bisnonni di Fred passeggiavano a braccetto per le viuzze di Josefov, ex ghetto ebraico di Praga. 

Fred Astair é nato nel 1899 a Omaha nello stato di Nebrasca negli Stati Uniti nella famiglia di emigranti austriaci. Fu il nonno Solomon Austerlitz a cominciare il grande spostamento della famiglia. Prima a Pilsen (Plzeň in ceco), poi a Linz dove si dedicó alla produzione della birra. Dopo un po´si decise di attraversare l´Atlantico. Ma come mai la famiglia si chiamava Austerlitz? La spiegazione é semplice. Nel passato i cognomi si formavano a base della provenienza. La famiglia Austerlitz rappresentava  un rame della celebre e numerosa stirpe di Horowitz e con molta probabilitá qualcuno di loro si trasferí in quella cittadina morava. Da lí  le traccie degli antenati di Fred Astair portano prima a Praga, poi a Linz e oltre l´oceano per tornare dopo piú di un secolo di nuovo a Praga, alla Casa Danzante, ossia Ginger e Fred. Astair, cioé Austerlitz.

BIRRA, BIRRA

Per iniziare parlare della produzione di birra, mi sono permessa di citare parole di una delle sue materie prime - il luppolo - pubblicate sul sito www.mondobirra.org perché mi piaciono tanto: Il nome latino del luppolo è Humulus Lupulus o pianta Lupo. Come il lupo questa pianta cresce libera sulla terra e come il lupo, l'uomo ha tentato inutilmente di addomesticarlo ma il luppolo e rimasto sempre libero e selvaggioAllora, si comincia. Ho cercato di facilitare al piú possibile la descrizione della produzione della birra per renderla comprensibile a tutti. Chi desidera di essere informato di piú, trova tutto sulle pagine di Wikipedia.  Materie prime per la produzione della birra ceca  =  malto d´orzo + acqua + luppulo +  lievito.  Il malto nasce nell´apposito reparto dove viene mescolato con acqua e lasciato circa tre giorni. Il processo si chiama macerazione. L'acqua è mantenuta a temperature comprese fra i 12 e i 15 gradi, e viene continuamente cambiata. Una volta che è stato raggiunto il grado di  umiditá sufficiente, l'orzo viene messo a germinare per circa una settimana nei cassoni di germinazione in un luogo ben aerato. Quando il germoglio ha raggiunto circa i due terzi della lunghezza del chicco, il processo si ferma.  Si tolgono i germogli Il malto si lascia essicare. La temperatura sale fino a 80 gradi, il malto é tostato fino al colore desiderato  

Macinazione - Il malto „verde“ si lascia riposare da 4 6 settimane per ridurre ancora l´umiditá dei grani, poi si macina. La macinazione del cereale rende più facile l'assorbimento dell'acqua che si mescola con gli zuccheri estratti dal malto.  

Macerazione Seque il processo di macerazione, il malto (1 parte) si mescola con acqua (3 parti) calda (38 oppure 53 °C) in un recipiente di grandi dimensioni noto come tino. Si crea una specie di densa poltiglia, chiamata mosto di cereali Il malto produce degli enzimi che convertono gli amidi in zuccheri fermentabili.  Si abbassa la temperatura per disattivare gli enzimi.  L'acqua ricca di zucchero viene poi filtrata per circa 30 minuti. Si divide la parte liquida (mosto zuccherato) da quella solida Il mosto zuccherato si cuoce con il luppolo nel grande serbatoio chiamato „rame“per due ore. Le sostanze amare contenenti nel luppolo passano nella soluzione chiamata poi birra grezza. In questa fase avvengono molte reazioni chimiche che poi determinano il gusto, colore ed aroma della birra. Alla fine della bollitura, il mosto viene posto in un recipiente chiamato "centrifuga", dove le particelle solide vengono separate. La birra grezza é poi raffreddata fino a 8 gradi e si  aggiungono lieviti. Il lievito trasforma gli zuccheri e gli aminoacidi presenti nel mosto in alcol, anidride carbonica e sostanze  aromatiche. La fermentazione secondaria (detta anche maturazione) invece consiste nel lasciare per circa quattro o cinque settimane la birra in grosse vasche di maturazione, ad una temperatura compresa fra 0 e 2 gradi. Questa operazione permette di  saturare di  anidride carbonica la birra e di far depositare i residui di lievito, oltre che per armonizzare i vari ingredienti. Dopo qualche settimana, la birra fresca (o "verde") viene travasata in una vasca di invecchiamento. Seque la fase di filtrazione. Dopo che la birra è stata filtrata, subisce un trattamento di carbonazione. Prima (ma anche dopo) di imbottigliamento di solito la birra viene pastorizzata, cioé passa sotto la tempertura di 60 gradi per distruggere alcuni microrganismi e quindi conservare maggiormente il prodotto. La birra nonp astorizzata viene chiamata cruda.  

Na zdraví...cioé Alla salute! 

CANE AMICO DELL´UOMO

Nella Repubblica ceca vivono 10 000 000  abitanti e con loro oltre 3 000 000  di cani. A Praga ce ne sono circa 85 000 . 43 % delle famiglie ceche possiede almeno un cane e questo vuol dire che cechi sono ai primi posti in Europa. Semplicemente il detto CANE AMICO DELL´UOMO nel nostro paese e specialmente a Praga vale piú che altrove.

RAZZE DI CANI PROVENIENTI DIRETTAMENTE DALLA REPUBBLICA CECA

československý vlčák –     cane lupo cecoslovacco 

český horský pes –           cane da montagna ceco    

chodský pes  -                 cane da pastore della Boemia 

český fousek  -                cane da ferma boemo a pelo ruvido  

český strakatý pes-         bohemian spotted dog

český teriér-                   terrier boemo     

pražský krysarik -            prague ratter                                                                                           

Cane lupo cecoslovacco    - československý vlčák      

                  

La nascita della razza del Cane lupo cecoslovacco è stata il frutto di un esperimento militare degli anni cinquanta, cui lo scopo principale era inizialmente capire più possibile sul comportamento dei lupi in cattività, loro fertilità incrociandoli con il cane nonché la fertilità successiva degli incroci, il loro sviluppo caratteriale ed è finito con cercare di migliorare le prestazioni, la salute, la resistenza e la tenacia dei Pastori tedeschi usati all'epoca dall'esercito per la sorveglianza e la difesa dei confini dell'ex-Cecoslovacchia. Carattere: Vivace, molto attivo, resistente, apprende con facilità con reazioni molto veloci. Impavido e coraggioso. Sospettoso ma non attacca senza un motivo. Particolarmente fedele al padrone. Resistente alle condizioni atmosferiche e universalmente utilizzabile. Il Cane lupo cecoslovacco è impegnativo, molto intelligente, vivace e irruente, perciò non è adatto a tutti. Per capire bene il suo carattere bisogna studiare o almeno informarsi sul suo progenitore – il lupo, visto che ha in eredità i suoi istinti selvatici che in confronto con le altre razze canine addomesticate da decine di anni sono ancora molto forti. Perciò bisogna a dare grande importanza alla corretta socializzazione con il “caos umano” fin dalla tenera età. E’ un cane socievole, determinato e molto comunicativo e come tale onora istintivamente la gerarchia nel branco – nel nostro caso la famiglia. Nel caso in cui ne venga escluso ne soffre molto e di conseguenza crea problemi - cercando in ogni modo di farne parte. In riferimento alla sua posizione si modella anche il suo comportamento. Essendo determinato, caratteristica necessaria per la sopravvivenza della specie, cerca, crescendo, di assicurarsi la miglior posizione possibile, fino a fare il capobranco, ed è nostro compito – perché il capobranco siamo noi – non farlo trasgredire oltre la sua posizione. Non succede quasi mai, quando i rapporti tra membri della famiglia sono chiari e quando un cane adolescente sente l’autorità del padrone il quale si dedica a lui e gli procura il da farsi. Una volta maturo intorno ai 2-3 anni accetta il fatto irreversibile della sua condizione e in genere non cerca più di migliorarla. Il Cane Lupo Cecoslovacco è nato come cane da lavoro presso la Guardia di confine, vantaggio è la sua indipendenza, i sensi sviluppatissimi, la loro attività e tempra. Si deve superare la loro avversione a tutte le attività monotone, ripetitive e inutili. Ma siccome la ripetizione è la base dell’apprendimento, allora il periodo d’addestramento è un po’ più lungo.

Ecco la maglietta degli allevatori -membri del Club del cane lupo cecoslovacco. Sopra c´é scritto: LE VERE 50 SFUMATURE DI GRIGIO...

 

NOTA: Negli ultimi anni - da 2013 in poi - questi bellissimi cani diventano estremamente popolari in Italia...

per saperne di piú

Cane da montagna ceco – český horský pes

Si tratta della razza nazionale ceca, non riconosciuta dalla FCI. É la razza amichevole, sicura di se, facile da manneggiare, vivace, capace dell´addestramento universale. Ideale per il padrone grande sportivo. Infatti questa razza é stata creata per le localitá di montagna come cane da slitta ma oggi é specializzata anche nel soccorso dell´uomo e per il suo carattere amichevole ed equilibrato viene impiegata come cane da compagnia. I primi sette cuccioli sono nati nel 1977 (incroccio tra la cagna del cuvac slovacco, razza riconosciuta dalla FCI e il cane da slitta canadese)

Cane da pastore di Boemia - chodský pes

Si tratta della razza nazionale ceca, non riconosciuta dalla FCI,  risale al medioevo. La gente della regione Chodsko al sud ovest della Boemia usava questi cani resistenti per la sorveglianza del confine con la Germania. Ne racconta uno dei piú fecondi romanzieri cechi, Alois Jirásek (1851 – 1930) nel suo libro Teste di cane (Psohlavci). Il libro fu illustrato dal famoso pittore Mikoláš Aleš il rappresentante dell'arte nazionale ceca, l'illustratore dei costumi popolari e della vita campagnola. Il ritratto del cane Chodský pastore é apparso piú tardi allo badge dei giovani scout cecoslovacchi, dal 2009 usa l ´applicazione con lo stesso ritratto la polizia dell´immigrazione.Nel corso dei secoli la razza  é stata quasi dimenticata. Era solo nel 1984 quando cinologi hanno trovato  tramite articoli e fotografie pubblicate nelle riviste specializzate alcuni padroni di questa razza ed é cominciato il programma di allevamento. Il pastore boemo é un cane amichevole e con un temperamento molto tranquillo. Recettivo nell’addestramento, è usato come conduttore del bestiame, come cane da guardia e, ultimamente, anche nell’agility. È, anche, un buon cane da famiglia.

Cane da ferma boemo a pelo ruvido – český fousek

É una razza antica, già conosciuto in Boemia dal 14. secolo. In era Rinascimentale, era il cane prediletto dalle famiglie nobili per la caccia. Nell’Ottocento era divenuto molto popolare. Il suo primo Standard venne pubblicato addirittura nel 1887, ma la razza, per motivi politici, non era ancora riconosciuta tra le razze austroungariche. Verrà riconosciuta solo più tardi, nell’anno 1963, anno in cui la Federazione Internazionale omologò il suo Standard. Documenti ci dicono che già ai tempi di Carlo IV, nel regno di Boemia, il cane era già conosciuto per le sue eccezionali doti per la ferma. Le guerre mondiali avevano quasi portato all’estinzione la razza, ma in seguito la razza è stata ricostruita. Nel suo Paese è stato, e viene tuttora impiegato, per la caccia agli uccelli ed ai caprioli. Molto diffuso in Repubblica Ceca ed in Repubblica Slovacca. Non molto conosciuto fuori dai confini del proprio Paese. Ben allevato in Italia. Selezionato in Cecoslovacchia su ceppi indigeni sui quali probabilmente si innestò il drahtaar, è un cane robusto ben diffuso nel Paese d' origine, dove incontra il favore di moltissimi cacciatori che ne apprezzano la passione venatoria, la predilezione per il lavoro nell' acqua la rusticità, la potenza la capacità di lavorare sulle traccie ed allo stesso tempo la solidità della ferma e la finezza dell' olfatto. E' praticamente un galoppatore che alterna il trotto nelle fasi piu' complesse della cerca specialmente in prossimità, del selvatico e nei terreni coperti. Il tronco è nel quadrato. E' un cane generalmente roano, o bianco sporco, oppure unicolore marrone o bianco a macchie marroni. La pelle è aderente e di consistente spessore. La testa invece è dotata di barba, di pelo piu' soffice rispetto al pelo che ricopre la corporatura di questo bel cane.

Terrier boemo - Český Teriér  

è una razza di recente formazione. Questa razza è stata creata in Boemia e alcuni autori l’hanno definita “un’opera di ingegneria genetica”. Fu il dott. František Horák dell’istituto di fisiologia di Praga, esperto in ereditarietà. Lui stesso ci ha tramandato come sia riuscito ad ottenere questa nuova singolare razza. Lui era un allevatore di “Scottish terrier”, un suo amico possiedeva  “Sealyham Terrier”, e nel 1950, Horák decise di incrociare queste due razze. Il prodotto tra queste due razze fu un terrier ben pigmentato, meno pesante, con le orecchie di forma a V, e con la coda integra. Nel 1979 la nuova razza era già alla dodicesima generazione. Un po’ per selezione naturale e un po’ per l’intuito di questo grande allevatore, riuscì molto bene a fissare le caratteristiche tipiche della razza. La razza venne ufficialmente riconosciuta dalla F.C.I. nell’anno 1963, ed entrò a far parte del gruppo dei Terrier.. Il Český teriér, grazie alla sua taglia, possiede ottime predisposizioni e qualità naturali per un lavoro efficace e redditizio sia sul selvatico in tana che nella caccia all’aperto. Pur appoggiando su gambe corte, è molto agile e resistente. Nella lotta con il selvatico e con i nocivi è forte e tenace, ma non sconsideratamente aggressivo. Una qualità preclara della razza è la facilità del suo adattamento e, grazie a questo, il Český teriér è un piacevole compagno anche per la casa e i bambini.

Prague ratter - Pražský krysařík                       

è una piccola razza di cane originaria della Repubblica Ceca e poco diffusa al di fuori di essa. Generalmente il pražský krysařík ha un'altezza che va dai 20 ai 23 cm al garrese. Il peso varia da 1,5 al 2,5 chili circa. Caratterialmente è un cane molto attivo e vivace, ma può essere anche molto gentile e soprattutto è molto intelligente. E' facile da addestrare, diffidente con gli estranei, fedelissimo al padrone e attaccato alla famiglia. Con gli altri cani va d'accordo e gli piacciono i bambini. Non crea problemi di nessun tipo, gli piace uscire ma anche stare in casa. Da fonti storiche, l‘origine di questa razza va ricercata all’alba della storia della Repubblica Ceca. Per le sue ridotte dimensioni, i movimenti veloci e l’olfatto molto sviluppato è stato utilizzato per dare la caccia ai topi e ai ratti. Da qui l’origine del suo nome "Krysařík" = Ratter (cacciatore di ratti). Questa sua qualità è stata acquisita durante la sua lunga evoluzione storica. Questo piccolo cane molto attivo era spesso ospite ai pranzi dell'aristocrazia boema nel castello di Praga. Faceva compagnia alla corte reale e veniva offerto come dono dei sovrani boemi ad altri sovrani europei. Poi si diffuse anche tra il popolo. i Krysařík venivano ritratti nei dipinti della corte reale e imperiale di Praga così come nei dipinti delle corti viennesi e toscane degli Asburgo. Nel 1980 è stata avviata con successo la sua rigenerazione. Pražský krysařík è di nuovo nelle nostre famiglie e comincia ad essere apprezzato anche in altre parti del mondo. Oggi la sua popolarità sta aumentando, tanto che è un cane allevato in Slovacchia, in Polonia, in Svezia, in Finlandia, in Norvegia, in Danimarca, in Germania, in Austria, in Svizzera, in Russia, in Estonia. Viene allevato con successo anche in Giappone. Il Krysařík è stato, secondo i documenti contenuti nelle cronache, un cane tranquillo, sottomesso e affettuoso, di certo non un guardiano rumoroso. Conviveva nei canili e nelle stanza dei castelli con segugi, levrieri e mastiff; certamente non poteva attaccar briga con gli altri cani: vista la differenza di peso non sarebbe sopravvissuto alle zuffe. Tuttavia, è stato un cane vivace e veloce, con una congenita agilità e abilità acquisite durante la caccia ai roditori. Amava i suoi padroni, e per la sua indole docile, affettuosa, buona e obbediente, diventava facilmente un amico dei bambini.

CARLO iv E PRAGA

Diciamolo subito - Carlo IV e Carlomagno sono due personaggi diversi, li dividono 6 secoli.Non c´entra niente neanche Carlo V. vissuto quasi due secoli dopo del nostro Carlo IV. La veritá é che pochi italiani hanno idea chi era ´sto Carlo. Peró a Praga c´é la sua piazza e ovviamente il ponte. E non é lui che ha fondato la cattedrale di san Vito? Giá, proprio lui. E poi, tutte le guide di Praga lo adorano perché grazie alla sua attivitá edilizia oggi hanno lavoro. Allora tuffiamoci nei tempi remoti, nel pieno Medioevo quando Praga diventó una delle cittá piú importanti d´Europa. Prima peró vi presento Pater Patriae.

Sará lui a fondare il ponte che resistó fino ai giorni nostri, la cattedrale di san Vito, il capolavoro gotico. La prima universitá dietro le Alpi. La Cittá Nuova. Il castello Karlštejn, la cittá termale Karlovy Vary. Tutto questo é collegato con Carlo IV che peró nasce nel 1316 come Venceslao, il nome tipico nella Boemia. La mamma Elisabetta (Eliška) é dell´antica dinastia di Premislidi, il papá Giovanni é straniero, della dinastia di Lussemburgo, imparentata con re francesi.  Quando si sposano, lei ha 18 anni, lui soli 16. Non vanno mai d´accordo. Lei pensa al suo paese e vuole che il marito diventi buon re. Lui invece é sempre in giro e torna ogni tanto solo per portare via soldi - gli piace tanto la vita dei cavallieri, gira mezza Europa e partecipa ai tornei dove puó.

Quando il piccolo Venceslao (futuro Carlo) ha 7 anni, il padre lo porta alla corte francese dove la sorella Maria fu appena incoronata regina della Francia. Con suo marito, Carlo francese, accoglie con tanto affetto il piccolo e cerca di sostituirgli la mamma lasciata in Boemia.Durante la cerimonia solenne della cresima Venceslao accetta in onore dello zio il nuovo nome – Carlo. In Francia rimane sette anni  e riceve l´istruzione molto solida. Parla cinque lingue, legge e scrive, é intelligente e impara in fretta. 

Saltiamo ora l´adolescenza di Carlo e concentriamoci al periodo praghese. Dopo la tragica morte di suo padre nella battaglia di Crécy nel 1344 il giovane conte lussemburgo e margravio di Moravia (una delle regioni del paese) arriva a Praga che in breve diventa il centro culturale ed economico del Regno di Boemia. Ma Carlo vuole di piú per la sua amata cittá. Nel 1347 diventa re di Boemia e comincia la generosa ricostruzione del palazzo reale al castello di Praga. La legenda vuole che una serata estiva il re guardó il panorama e si godeva la bellezza di Praga quando gli si avvicinó il suo astronomo di corte e noc la voce triste gli annunció cosa gli indicarono gli astri: la Cittá Vecchia sará distrutta da una grande alluvione e la Cittá Piccola (Malá Strana) sará divorata dalle fiamme. Praga scomparirá! Carlo si spaventó ma subito si riprese e disse: Questo non succederá mai! Saró io a fondare una cittá piú grande e piú bella di quelle precedenti. La chiameró Cittá Nuova ed essa assomigierá la Gerusalemme Celeste. E cosí fu. 

3 marzo 1348 furono tracciate le linee delle vie principali, spazi per le chiese e piazze per mercati. É quell´itinerario che percorro con i miei gruppi turistici ogni volta che cominciamo la nostra passeggiata dal Museo Nazionale sulla piazza Venceslao. Ai tempi di Carlo IV si chiamava Mercato dei cavalli ma aveva le stesse dimensioni di oggi – 700 metri di lunghezza e 60 di larghezza. 

La Cittá Nuova sorse in breve tempo. Infatti c´erano in mezzo „gli incentivi“ d´epoca. Chi riuscí a costruire la sua casa di pietra entro 18 mesi, non pagó le tasse per ben 12 anni!  É un paradosso – l´anno 1348 in Europa occidentale significa la morte portata dalla peste nera. A Siena muoino 60% di abitanti, a Firenze quasi 80%. in tutto si calcola che la peste nera uccise un terzo della popolazione europea dell'epoca. Solo poche zone rimasero quasi intatte come il Belgio, una parte della Polonia e il Regno Boemo, compresa Praga.

CARLO IV E ITALIA

Pavia - In Italia Carlo arrivó per la prima volta nel 1331 chiamato lí da suo  padre Giovanni, impegnato in tentativo di stabilire un centro di potere della dinastia dei Lussemburgo nell'Italia settentrionale. A Pavia Carlo per un pelo scappó alla morte. I suoi uomini furono avvelenati durante la colazione mentre Carlo a digiuno si recó alla messa in chiesa.  L'episodio è raccontato dallo stesso Carlo, il futuro imperatore Carlo IV, nella sua autobiografia.

Parma Carlo incontró qui per la prima volta suo fratello minore Giovanni Enrico (Jan Jindřich). I fratelli diventarono presto buoni amici e si vollero bene per tutta la vita.

San Felice - 25.11.1332, giorno di santa Caterina,  battaglia di san Felice. Anche se ferito, Carlo sconfigge la Lega nemica guidata da signori di Milano, Verona, Ferrara e Mantova e con molti suoi compagni viene nominato cavaliere. Era la prima battaglia del futuro re boemo e santa Caterina diventó la sua patrona personale.

Lucca – 1333 Per la difesa della cittá Carlo IV fonda nelle vicinanze di Lucca la fortezza chiamata in suo onore Mons Caroli. Nella Montecarlo odierna ricorda il nostro re Café Carlo IV e l´omonima via. Anche a Lucca Carlo veniva volentieri, con molta probabilitá si ispiró proprio qui facendo decorare la facciata meridionale della cattedrale di san Vito a Praga con il mosaico come vide alla chiesa lucchese di san Frediano.

Montecarlo - Carlo IV.fece fondare la fortezza che oggi appartiene alla famiglia del sig.Manchini. Il nonno di sua moglie, Egisto Cecchi, ha comperato la fortezza nel 1902. Sopra l´entrata ancora oggi si vede lo stemma di Carlo, il leone rampante. Nel 2002 a Montecarlo era organizzato il convegno approvato da Comunitá europea e anche la mostra su Carlo IV. e di sua famiglia lussemburghese. Nel ristorante locale si puó pure bere il vino rosso chiamato in onore del sovrano ceco - Carlo IV. Montecarlo é anche gemellata con il castello Karlštejn.  

Cremona – 1333 qui si incontrano padre e figlio – Giovanni di Lussemburgo e Carlo IV ma il dominio dei lussemburgo in Italia settentrionale ormai era perso.

Milano - 6.1.1355 - Carlo IV viene incoronato in S. Ambrogio con la corona ferrea dall'arcivescovo Roberto Visconti. I Visconti gli donano 200.000 fiorini, 150.000 per il vicariato e 50.000 in regalo. Parte il 12 gennaio per Pisa dove si ferma due mesi.

Roma - 5.4.1335, a Roma, un cardinale, incaricato da papa Innocenzo IV lo incoronò Imperatore. Poco dopo lasciò la penisola. L'incoronazione a Imperatore era stata un risultato per lui sufficiente. Ottenne dai comuni non poco denaro, concedendo in cambio diversi privilegi, e per il resto non si immischiò nelle faccende italiane. Si ricordó bene la colazione avvelenata servita a Pavia.

Pisa Tornando da Roma dopo l´incoronazione Carlo IV, ormai imperatore con la moglie si fermarono a Pisa. Neanche qui peró gli era concessa la notte tranquilla. Il palazzo dove dormiva era stato incendiato dai ribelli e coniugi reali dovettero scappare vestiti solo nelle camicie da notte… Alcuni giorni dopo Carlo fece arrestare i ribelli e  sette di loro fece giustiziare. 

CORONA D´ORO DI SAN VENCESLAO

A Tower di Londra fanno vedere  la corona reale dei sovrani inglesi,  a Cremlino di  Mosca quella degli zar russi. Al Castello di Praga é diverso. L´originale della corona dei re boemi è custodita in una camera all'interno della cattedrale di san Vito, nel Castello di Praga. L'ingresso alla camera è bloccato da sette serrature le cui chiavi sono in possesso, una ciascuno, del presidente della  Repubblica Ceca, dei due presidenti delle due camere del parlamento, del primo ministro, del sindaco di  Praga, dell'arcivescovo di Praga e del decano del capitolo di Vyšehrad.  L´apertura della porta della camera é sempre un evento speciale. Cosa succede se qualcuno perdesse la sua chiave? La soluzione sarebbe del tutto normale, si chiamerebbe un fabbro... Il clima nella camera dove i gioelli sono custoditi é stabile. L´oro e pietre dure sono abbastanza resistenti, le parti piú vulnerabili sono invece  le perle  soprattutto nel caso in cui cambiasse spesso la temperatura. Nella camera peró essa rimane costante. Corona preciosa sancti Wenceslai (La corona di san Venceslao) fa parte dei regalia boemi realizzati nell´anno 1347. Carlo IV l'aveva commissionata per la incoronazione sua  e dei futuri sovrani boemi. . Il primo ad essere incoronato con la corona di san Venceslao era lo stesso Carlo IV  2 settembre 1347, l´ultimo il re Ferdinando V. nell´anno 1836. Del tutto 21 sovrani furono incoronati al trono di Boemia. Su ordine di Carlo IV la corona doveva essere permanentemente depositata nella cattedrale di san Vito del Castello di Praga. La corona di San Venceslao è realizzata in oro da 21 a 22 carati (da 88 a 92%), decorata con pietre preziose e perle. Contiene un totale di 19 zaffiri, 44 spinelli, 1  rubino, 30 smeraldi e 20 perle. Alcune di queste pietre sono le più grandi del mondo. Il peso totale é 2358 grammi.

FOTO FABIO CALLINI

Nel 1355 Carlo IV fu incoronato al trono del Sacro Romano Impero con la corona ancora piú pesante, quella imperiale che pesa quasi 3 chili e mezzo e risale alla fine del primo Millenio. Per un certo periodo si trovava nel nostro paese al Castello di Karlštejn. Oggi é custodita nella ex residenza imperiale Hofburg a Vienna. Il valore spirituale dei gioelli ovviamente é innestimabile. La corona di san Venceslao fin dall´inizio ai nostri giorni rappresenta il simbolo della sovranitá della nazione ceca. Carlo IV dedicó la corona direttamente al primo santo patrono della Boemia, a san Venceslao e chiese al papa Clemente VI di proclamare per essa una protezione speciale. Il papa conobbe piccolo Carlo IV (allora Venceslao) quando suo padre Giovanni Lussemburgo lo portó alla corte francese. Clemente diventó maestro del futuro imperatore del Sacro Romano Impero e piú tardi i due uomini divennero amici. 6 maggio 1346 fu proclamata la bolla papale  nella quale fu definita la punizione di chi ruberá o si mette sulla testa la corona non ne avendo il diritto. Tale persona non solo sarebbe stata excomunicata ma sarebbe addiritura morta entro un anno e un giorno dopo la profanazione. La morte più famosa risale alla seconda guerra mondiale, quando il protettore nazista di Boemia  e  Moravia, Reinhard Heidrich, visitò la  cattedrale di san Vito con suo figlio e secondo la tradizione entrambi provarono  la corona. Heidrich morí meno di un anno dopo a seguito di una granata lanciata nella sua macchina dai partigiani cechi. Suo figlio qualche mese dopo investito da un camion. Attualmente esistono tre repliche della corona di san Venceslao. Una si usa durante varie esposizioni internazionali dove si presenta la Repubblica ceca al mondo, altra é esposta nella sala Vladislao al Castello di Praga e la terza al Castello di Karlštejn. L'ultima occasione per ammirare il simbolo della Boemia è stata nel maggio 2013 in ocassione delle ellezioni del nuovo presidente ceco Miloš Zeman. 

aggiornamento: anno 2016 - 700 anni dalla nascitá di Carlo IV, certo che la corona é stata esposta.

CRISTALLI SWAROVSKI 

La storia della ditta Swarovski comincia nell´anno 1892 nel piccolo paese Jiřetín pod Bukovou nella Boemia settentrionale. Daniel Swarovski ha 30 anni, lavora come il cinturaio artigianale e il suo dattore di lavoro, la ditta Gebruder Feix lo manda a Vienna per imparare la produzione della bigiotteria. Daniel é bravo, impara in fretta. Quando a Vienna ha luogo l´esposizione tecnica, conosce František Křižík, inventore ceco che con le sue lampadine elletriche illumina intero spazio espositivo. Daniel ne rimane colpito e decide di costruire una macchina da taglio azionata dall´energia elletrica. La Boemia settentrionale aveva la lunga tradizione di lavorazione del vetro. I pezzettini vitrei lavorati a mano si incollavano sui metalli ma prima di Swarovski erano di forme e dimensioni diverse. Con la sua macchina, brevettata nel 1892, Swarovski ottiene cristalli delle stesse dimensioni tanto richiesti da gioellieri. Non é del tutto chiaro perché Swarovski con la moglie e due figli si sposta in Austria dove comincia con la produzione propria, approffitando del prestito di uno dei suoi clienti francesi,  Armand Kosmann. Si dice che Swarovski temeva che gli altri vetrai locali potessero copiare la sua invenzione ma era piú per condizioni di produzione migliori. Swarovski si stabilisce nella cittá di Wattens vicino a Innsbruck. Compra vecchi cappannoni e sul fiume Inn costruisce la centrale idraulica. Nel 1895 fonda la propria impresa produttiva di gioelli e bigiotteria, presto comincia ad espandere in Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna. La materia prima si importa ancora dalla regione Jablonecko in Boemia settentrionale. Solo dal 1913 la societá diventa autosufficiente anche nelle forniture del materiale. Oggi la societá Swarovski impiega  oltre 25 000 dipendenti nei 40 paesi nel mondo. È specializzata nella produzione di manufatti in cristallo e deve la sua fama sia all'alta qualità della lavorazione che a quella del materiale usato. La sua composizione è in vetro e piombo (circa il 30%) ma l'esatta formula è gelosamente custodita come segreto industriale. Il logo aziendale è rappresentato da un cigno che è apposto su ogni prodotto come segno di autenticità.

D
DARK TOURISM  

Non ci si puó far nulla - é nella natura umana di interessarsi delle cose strane, macabre,terrificanti. Allora perché non sfruttare questo fenomeno anche nel campo del turismo? Direi che questa é la filosofia del business di proprietari dei musei della tortura dovunque siano, delle agenzie viaggi specializzate nei "Ghost tour" notturni e di tutti gli altri che cercano guadagnare soldi facendo rabbrividire i prossimi. Gradite qualche esempio? Londra - giro sulle tracce di Jack Lo Squarciatore. Palermo - convento dei cappucini.Bistrita - Romania - visita del castello del conte Drakula...Il  viaggio sulle orme della storia „cupa" è ormai diventato uno dei nuovi segmenti del turismo. Qualcosa da offrire ha anche la Repubblica Ceca. Cominciamo dalla storia triste della  seconda guerra mondiale con i suoi tipici luoghi di memoria quali  il campo Terezin, il villaggio Lidice raso al suolo dai nazisti e risorto come Fenice e la cripta della chiesa ortodossa ceca di san Cirillo e Metodio dove si sono nascosti "i magnifici sette" membri della resistenza nazionale ceca nel 1943 per lottare fino all ultima pallottola.  Ma in Repubblica Ceca non mancano altri  posti curiosi che potrebbero destare l'attenzione dei viaggiatori in cerca di storie da brividi. Tra questi possiamo menzionare i seguenti:  

L'OSSARIO SEDLEC  - KUTNÁ HORA

L´uomo che vive nel 21 secolo di solito non pensa volentieri alla propria morte. É abituato osservare la morte di altrui - nel telegiornale, nei film, nei videogiochi. La morte "vera" ormai é nascosta dietro le quinte - negli ospedali, nelle case di cura. Cosí, quando entra nella cappella ossario di Sedlec, in periferia della graziosa cittadina di KUTNÁ HORA rimane sbalordito. le ossa umane sono dappertutto. Pendono dal soffitto in forma di lampadari, "abbeliscono" gli altari, creano gli stemmi nobiliari, le iscrizioni oppure sono depositate dietro le grate formando i tumuli. L'ossario risale all´inizio del 18 secolo e contiene approssimativamente 40.000 scheletri umani scomposti. L´uomo di quei tempi capiva perfettamente quel messaggioMEMENTO MORI, figlio di Adamo...ossia

Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete".

L'OSSARIO DI MĚLNÍK

L'ossario di Mělnik, assieme all'ossario di Sedlec alle porte di Kutná Hora, appartiene agli ossari più grandi della Repubblica Ceca. È situato nella cripta sotto il presbiterio della chiesa prepositurale dei Santi Pietro e Paolo. Attorno alla chiesa si estendeva, da tempi immemorabili, un cimitero che però, soprattutto durante le epidemie di peste, non riusciva a contenere numerose sepolture, per cui i becchini riesumavano residui ossei e li sistemavano nell'ossario. La maggior parte delle chiese parrocchiali disponeva degli ossari legati alla presenza di cimiteri. L'ossario di Mělnik serviva alle sue finalità fino al 1775, quando il cimitero presso la chiesa fu completamente chiuso. Secondo la disposizione governativa del 16 agosto 1787 gli scheletri provenienti dagli ossari dovevano essere sepolti in terra. A Mělnik però adempirono al provvedimento murando l'entrata e finestre dell'ossario e spostando il cimitero nei paraggi della chiesa di S. Ludmila in periferia. Scendiamo ora le ripide scale. Sulla parete si legge in latino ECCE-MORS, le parole sono composte dai teschi cosí come i tre simboli cristiani - fede, speranza, caritá. La croce, l ´ancora, il cuore. La parete chiamata il Calvario é costruita dalle ossa delle gambe e delle braccia. Nell'ossario  si trovano i resti di circa 10/15 000 persone di svariata età, sesso ed origine etnica, perché in passato ci furono portate le ossa ritrovate nei vari luoghi attorno alla città di Melnik, i risultati di battaglie della guerra di trent'anni e di altri eventi bellici.

LE MUMMIE DI VAMBERK

Nei vasti sotterranei del monastero di Broumov nella Boemia orientale vi sono sepolte 34 mummie provenienti dalla cripta della chiesa parrocchiale di S. Procopio di Vamberk. A metà degli anni '80, mentre nelle immediate vicinanze della chiesa di S. Procopio di Vamberk c'erano in corso lavori di scavo, si è verificata una rottura di canalizzazione e di conseguenza le acque di scarico sono entrate nella cripta. Questa fuoriuscita ha causato il cambiamento delle condizioni climatiche all'interno della cripta (dove c'è stato rilevato un elevato aumento di umidità), molte mummie hanno cominciato a decomporsi ed alcune dovevano essere addirittura sepolte in terra. Dal numero iniziale di circa 50 mummie, ne erano salvate 34, temporaneamente depositate nel magazzino della succursale del Museo provinciale dei Monti Orlicke di Vamberk, quindi nel 2000 trasferite nel monastero di Broumov. Tra le mummie di persone adulte ci sono anche due mummie di bambini.

LA CRIPTA DEI FRATI CAPPUCCINI DI BRNO

L'Ordine dei Frati Minori Cappuccini è è uno dei tre ordini mendicanti maschili di diritto pontificio, che oggi costituiscono la famiglia francescana. I suoi membri vengono chiamati in modo popolare cappuccini (dall'italiano cappuccio), secondo il lungo cappuccio a punta del saio con il quale si distinguono dai Frati Minori e Frati Minori Osservanti. Nei paesi boemi arrivarono da Vienna attorno al 1610 e si stabilirono a Praga, Olomouc e a Brno. Nel sepolcro dei Cappuccini vi è inoltre seppellito il noto comandante dei Panduri il colonello Franz von der Trenck (1711 - 49) che nel 1749 morì come prigioniero al castello di Brno, Špilberk. Nella cripta vi è anche il famoso epitaffio"Voi siete quello che noi eravamo, noi siamo quello che voi sarete"... Una curiosità piuttosto morbosa è l'enorme candeliere composto da teschi ed ossa incastrate tra loro.

IL  MUSEO DELLA TORTURA DI ČESKÝ KRUMLOV

All'interno dell'antico Municipio (in piazza Náměsti Svornosti n° 1) sono stati ristrutturati gli scantinati medievali per collocarvi un'esposizione del Museo della tortura. Il visitatore in questo ambiente autentico viene coinvolto nei tempi del crudele medioevo che rappresentava il periodo di fioritura della tortura, quando per estorcere delle informazioni e delle confessioni sia dalle persone colpevoli che quelle innocenti venivano utilizzati i metodi più atroci assieme agli strumenti di tortura diabolici. Sulla superfice di oltre 400 m2 ci sono esposti quasi 100 strumenti per la tortura. Tutta l'esposizione è animata dalle  statue di cera e integrata di due effetti audiovisivi – la messa al rogo delle streghe e la decapitazione.

L'ABISSO  MACOCHA (LA MATRIGNA)

Il fatto che l'abisso Macocha  ha preso il suo nome da una certa matrigna che ci fece precipitare il suo figliastro, lo sanno tutti i visitatori del Carso moravo. Ma non tutti sanno che il nome deriva da un evento realmente accaduto. Secondo le fonti storiche (Vigsius1663) la leggenda tramandata da generazione a generazione è basata sulla verità. Nell'abisso Macocha finiscono spesso purtroppo anche le persone che in preda alla disperazione suicidarsi. Ma per fortuna da tempi immemorabili l'abisso invita ad avvicinarsi ai suoi cigli boscosi e strapiombi rocciosi non solo i suicidi, ma anche gli avventurieri, poeti, scrittori e pittori.

LA CHIESA DI SAN GIACOMO MAGGIORE A  PRAGA

Alla chiesa sono connesse alcune particolari leggende. Una narra di un ladro che dopo la messa rimase chiuso dentro a rubare. Quando però tese la mano per portare via dall'altare una statuetta della Madonna, quella lo afferrò per la mano. La Madonnina non mollò la presa e il ladro non riuscì a scappare. Così la mattina dopo lo trovò il parroco tutto sorpreso. Ma siccome il ladro non riuscì a staccarsi dalla Madonnina, non mancava altro che stroncargli il braccio. Fu deciso di appenderlo sopra l'entrata della chiesa per ricordare a tutti uno dei Dieci comandamenti. Il ladro fece la penitenza, ma il suo braccio è ancora oggi appeso nella chiesa. Ci sono ancora tanti altri luoghi in Repubblica Ceca con un passato „buio", molte leggende al limite della realtà e molti fenomeni e misteri inspiegabili. Un capitolo particolare rappresentano antichi manieri, ville e fortezze avvolte dalle "storielle da brividi". Ed è proprio quello che invoglia i turisti ad andare in Repubblica Ceca – la storia connessa ad un racconto.

DUE CITTÁ  -  DUE CATTEDRALI, PRAGA E MILANO

Il 22 novembre 2013 a Praga nel palazzo arcivescovile si é tenuta  conferenza dedicata al 699 anniversario della fondazione della cattedrale di San Vito.  L´ospite d´onore alla conferenza , sua eminenza cardinale di Milano Angelo Scola ha parlato tra altro di cosa hanno le due cattedrali, di Praga e quella di Milano, in comune. Mi sono permessa di citare una parte della lezione Quando si pensa a Praga, subito agli occhi e alla mente affiorano le immagini di splendidi monumenti; ma su tutti si impone la mole della cattedrale di San Vito, che con le sue guglie svetta dal castello; e quando si pensa a Milano, inevitabilmente si impone l’immagine del Duomo che con la selva delle sue guglie di marmo e la Madonnina dorata domina l’intera città. Entrambe le cattedrali dunque acquistano un valore simbolico che segna l’identità stessa di Praga e di Milano; ed entrambe le cattedrali condividono una storia per certi aspetti simile. Identico è infatti il secolo, il XIV, in cui venne avviato il loro cantiere; e identico è lo stile, il gotico internazionale. Nel Trecento, sia a Praga sia a Milano, la grande cattedrale medioevale viene avviata su impulso e iniziativa dei rispettivi sovrani: a Praga per opera di Carlo IV e a Milano del duca Gian Galeazzo Visconti, allora vicario imperiale; ma in entrambi i casi non è senza significato che da subito vi fu anche il coinvolgimento dell’intera cittadinanza, in un’opera che avrebbe qualificato le due città a livello europeo dal punto di vista artistico, architettonico, civile e religioso. Entrambe infatti vengono edificate non in un luogo casuale, ma in perfetta continuità con i più antichi edifici cristiani delle rispettive tradizioni. A Praga, dove sorgeva la precedente ....rotonda fondata da san Venceslao all’inizio del X secolo; a Milano, dove sorgeva il cosiddetto complesso episcopale eredi delle due basiliche paleocristiane del IV secolo, nelle quali lo stesso sant’Ambrogio esercitò il suo ministero liturgico e di predicazione. Due luoghi dunque legati a due Santi (Ambrogio e Venceslao) Pertanto in entrambi i casi le attuali cattedrali di Praga e di Milano testimoniano la continuità di una tradizione di vita religiosa; idealmente rappresentano un filo ininterrotto che collega i rispettivi popoli con le proprie radici storiche; in un certo senso dei rispettivi popoli portano incisa nella pietra l’identità religiosa, civile e culturale. Dunque parlare della cattedrale di una città significa parlare della storia di quella città e della storia della Chiesa di quella città. Ed è per questo che forse non è del tutto fuori luogo ricordare alcuni fatti storici che collegano idealmente Praga a Milano. Il primo riguarda proprio Carlo IV, colui che ha dato avvio al cantiere della cattedrale di San Vito. Dopo essere stato incoronato nel 1349 ad Aquisgrana con la corona d’argento come Rex Romanorum, secondo la tradizione scese in Italia e a Milano ricevette, nell’Epifania del 1355, la Corona Ferrea come Rex Italiae, seconda tappa necessaria prima di ricevere, a Roma nella Pasqua dello stesso anno, il 5 aprile, l’incoronazione a Sacro Romano Imperatore con la corona d’oro. Del soggiorno milanese di Carlo IV abbiamo alcune notizie: l’incoronazione si tenne nella basilica di Sant’Ambrogio, dove la Corona Ferrea fu portata da Monza, e il rito venne celebrato solennemente dall’arcivescovo Roberto Visconti. Ma di Milano e della sua tradizione religiosa Carlo IV senz’altro aveva già una qualche conoscenza: egli infatti  diede vita in Praga a una istituzione poco conosciuta, eppure ben documentata e di grande rilevanza simbolica. Nel 1353, dopo aver chiesto e ottenuto la dovuta concessione papale da Innocenzo VI, fondò nella parte settentrionale della città, presso la monumentale Portadelle Polveri, un monastero benedettino «in honore et sub vocabulo sancti Ambrosii confessoris atque doctoris», in onore di sant’Ambrogio e a lui dedicato; ma con questa particolarità e privilegio: i monaci avrebbero dovuto «missas et alia officia secundum ritum ambrosianum legere et cantare, prout in ecclesia, civitate et diocesi Mediolanensi legitur et cantatur». 

E
EBRAISMO

Praga vanta uno dei musei ebraici piú interessanti del mondo. Le esposizioni sono collocate direttamente nelle sinagoghe che non servono piú come il luogo del culto ma sono sempre molto interessanti, ognuna dello stile diverso - rinascimentale, barocca, classicista. E poi, dove oltre Praga si puó visitare anche la sede di Chewra Khadisha  - la confraternitá dei defunti?  

FESTIVITÁ EBRAICHE E MODO DI VITA

Le feste ebraiche seguono il calendario ebraico che è lunisolare  e cominciano sempre alla vigilia del giorno precedente. La storia ebraica ha inizio con il patriarca Abramo. Mosè sul Monte Sinai riceve direttamente da Dio i Dieci Comandamenti, e li riceve nel deserto terra di nessuno e quindi di tutti, ció significa che appartengono all’umanità e non è una esclusiva ebraica. La vita degli ebrei é guidata da  613 mitzvoth - precetti, oppure obblighi (di cui 248 azioni da compiere e 365 divieti ) che regolano la vita di relazione, i rapporti con il prossimo e con il mondo animale e i rapporti con Dio. Gli obblighi di ciascun ebreo sono : lo studio, l’istruzione religiosa dei figli, la purità familiare, le regole alimentari (kascherut), la zedakà (beneficenza), l’onestà e la giustizia, l’aiuto alla vedova e all’orfano, il rispetto dei genitori e l’onore agli anziani, l’ospitalità, la visita ai malati e alle persone in lutto, il rispetto del sabato e delle feste. Gli ebrei contano gli anni dalla creazione del mondo - l´anno cristiano 2015 = l´anno ebraico 5776 L´anno ebraico comincia in autunno dopo lavori nei campi e dopo la raccolta.

SHABBAT – il Sabato 

L'uomo per sei giorni lavora e si dedica soltanto a cose "materiali", in questo giorno, invece deve dedicarsi a se stesso, alla comunità, alla società, per stare con i propri familiari e gli amici, cantare, leggere, studiare e discutere della Torah. Non si fa peró nessun atto creativo – non si accende  il fuoco quindi bisogna cucinare il giorno prima, non si usa la macchina.  Per la sera di sabbath la tavola é preparata in maniera diversa da altri giorni. Si mette la tovaglia pulita cosí come si indossano abiti migliori Si accendono le candele del Sabato, si mangia il pane del Sabato speciale in forma di treccia chiamato Chalá, si beve il bicchiere del vino kasher, intorno si riunisce la famiglia e gli ospiti che non dovrebbero mai mancare. Si bruciano spezie profumate chiamate Besamim nei contenitori decorati, spesso a forma delle torri, ciottole ecc. La festa termina con Havdalah la breve cerimonia  allo spuntare delle stelle. 

FESTE ALTE

ROSH HA-SHANA' + YOM KIPUR

Rosh HaShanà è il capodanno e cade il primo giorno del mese di Tishri, con la prima luna dell'autunno. É considerato giorno di riflessione e di rinnovamento spirituale. É chiamato anche il giorno del giudizio in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini di come si sono comportati nel corso dell'anno precedente. La festa dura due giorni. A Rosh Ha-Shanà si usa mangiare cibi dolci. Il pane tipico della festa é rotondo, il simbolo della corona di Dio e della ciclicità dell'anno. Con l'augurio che l'anno nuovo sia dolce, si usa mangiare uno spicchio di mela intinta nel miele. Yom Kippur 10 Tishri. Dal capodanno al Kippur intercorrono 10 giorni da dedicare all'introspezione e alla preghiera. Nello Yom Kippur non si mangia e non si beve per 26 ore. La festa é anche chiamata il giorno dell´espiazione.  E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza.  Si suona lo shofar -  il corno di  montone, simbolo del richiamo all'uomo verso il Signore. Gli ebrei azkenaziti in questo giorno vestono di bianco, simbolo di purezza e rinnovamento spirituale. Anche i rotoli della Torà e l'Arca vengono vestiti di questo colore. Prima di Kippur si devono saldare tutti i debiti morali e materiali

FESTE DEL PELLEGRINAGGIO

SUKKOTH – la festa delle capanne - 14 Tishri

in ebraico significa "capanne"  e sono proprio le capanne costruite per ricordare 40 anni trascorsi nel deserto in cui ebrei abitarono dopo la fuga dall´Egittoin dimore precarie, accompagnati però, secondo la tradizione, da "nubi di gloria". La capanna deve avere il tetto del fogliame dal quale si possano vedere le stelle. Nelle sinagoghe si porta il lulav: un fascio di piante composto da un ramo di palma, due di salice, tre di mirto e da un cedro che va agitato durante le preghiere. Nel Midrash troviamo spiegata la simbologia delle quattro piante che vuol dire il desiderio di unire i quattro tipi di ebrei al servizio di Dio: La palma, il lulav, è l’albero della sapienza, dà un frutto dolce ma senza profumo, simboleggia coloro che studiano la Torah ma non possiedono buone azioni, sapienti ma non generosi; Il mirto, hadass, ha profumo ma non ha sapore, simboleggia coloro che fanno buone azioni ma non studiano la Torah, sono generosi, ma non sapienti; Il salice, haravah non ha né sapore né profumo, simboleggia coloro che non fanno né buone azioni e neppure studiano la Torah, non sono né generosi né sapienti; Il cedro, etrog, è l’albero della bellezza; ha sia un buon sapore che un gradevole profumo, simbolo di chi studia la Torah e compie buone azioni, è saggio e generoso. Si dice inoltre che l’etrog simboleggi il cuore dell’uomo, il lulav la colonna vertebrale, l’hadass l’occhio e l’aravah la bocca. 

SIMCHAT TORA' – la gioia della Torá - 23 Tishri

Simchat Torà = gioia della Legge.  In questo giorno si termina la lettura dei cinque libri in cui la Torah è composta; ma immediatamente dopo si ricomincia con la prima frase di Bereshit (Genesi). Lo studio della Torah, infatti, non deve mai essere interrotto, quindi nello stesso giorno in cui si termina la sua lettura la si inizia di nuovo per dare al popolo il senso della continuità e dell’impossibilità di interruzione dello studio del Libro sacro. 

Che cosa é la Torah? Rabbi Hillel, contemporaneo di Gesú rispondeva cosí alla richiesta di riassumerla: Non fare al prossimo ció che ritieni detestabile per te stesso. La Torah é tutta qui. Il resto é solo commento.

CHANUKKA' - La festa delle luci - 25 Kislev

É una festa stabilita dai Maestri del Talmud e ricorda un avvenimento accaduto in terra di Israele, nel 168 a.e.v. Quando il Tempio fu riconquistato, si doveva riconsacrare con olio puro con il sigillo del Sommo Sacerdote. Fu trovata una sola ampola e per la preparazione di olio puro  occorrevano otto giorni. Ma occorse un miracolo : ampola fu sufficiente per otto giorni. Ogni sera si accende una luce in più del candelabro a 9 braccia detto Hannukià (da non confondere la Menorah, quello a 7 braccia, simbolo del popolo ebraico) per ricordare che nel tempio il candelabro arse per otto giorni anche se conteneva una sola goccia di olio. Quando la luce è accesa le donne non devono lavorare. Ogni sera c'è un regalo per i bambini, in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole "Un grande miracolo è avvenuto lì".  Il candelabro Chanukka può avere diverse forme. Gli otto contenitori per le candele sono alla stessa altezza e il nono - lo shamash, il servitore, che serve per accendere gli altri lumi, é in una posizione diversa.

PURIM - La festa delle sorti  - 14 Adar 

Purim, la più gioiosa tra le festività ebraiche, è la festa più amata dai bambini. Ricorda la salvezza degli Ebrei minacciati di sterminio dal ministro persiano Aman. Nel Libro di Ester  In questo giorno si devono anche fare doni ai bisognosi, inviare dei cibi a due persone diverse, partecipare ad un banchetto festivo. Infatti, Purim é detto il Carnevale ebraico. 

PESACH - La festa delle azzime

La festa commemora la liberazione dalla schiavitù d'Egitto. É anche nota come festa delle azzime perché gli Ebrei lasciarono l'Egitto in fretta da non avere il tempo di far lievitare il pane. É assolutamente vietato mangiare qualsiasi alimento lievitato. Si mangia invece matzá, il pane azzimo, un pane schiacciato non lievitato e senza sale , che è anche un simbolo della durezza della schiavitù. Prima della festa di Pesach sono fanno pulizie a casa per eliminare anche i piccoli residui di sostanze lievitate. La prima sera durante la cena si celebra il Seder, in ebraico "ordine", e si legge testo della Haggadah. Sul tavolo non mancano vino, azzime ed erba amara in ricordo dei dolori e delle gioie degli Ebrei liberati dalla schiavitù.

SHAVUOT 

Shavuot  - la festa delle settimane - si festeggia esattamente sette settimane dopo Pesach. Shavuot è chiamata anche "Tempo del dono della nostra Torà". La  Torá è per gli ebrei il dono più grande fatto da Dio all'uomo, il legame con essa è fortissimo e ha un valore di sacralità. Gli ebrei, finalmente liberi dalla schiavitú egiziana, trascorsero 40 anni nel deserto; quando furono ai piedi del Monte Sinai Mosè salì sul monte dove ricevette in dono da Dio la Torá da consegnare al popolo d'Israele.

CICLO DELLA VITA

BRIT MILÁ 

La circoncisione (in ebraico brit milà) è il patto che lega il popolo di Israele in ogni suo componente maschio con Dio. Nella Bibbia al capitolo 17 della Genesi è scritto: "E parlò il Signore a Abramo: tu osserverai il mio patto; tu e la tua discendenza dopo di te per le generazioni future. Questo è il mio patto che osserverete tra me, voi e la tua discendenza dopo di te. Circonciderete tutti i vostri maschi. Circonciderete la carne del vostro prepuzio; questo sarà il segno del patto tra me e voi. All'età di otto giorni per le vostre generazioni, verranno circoncisi tutti i maschi" L'obbligo della circoncisione ricade sul padre che generalmente delega questo compito a un circoncisore, in ebraico mohèl. Alla cerimonia, nel corso della quale viene anche annunciato il nome del bambino, sono presenti anche parenti ed amici. Brit milá puó essere rimandata per motivi di salute. Si pratica su una sedia speciale chiamata La sedia di Elia perché si crede che il profeta Elia é presente.  

BAR MICVAH

Il Bar-Mitzvah (alle lettera, “figlio del comandamento”) e il Bat-Mitzvah (“figlia del comandamento”) si celebrano quando i ragazzi ebrei raggiungono l’età matura. Secondo la tradizione religiosa, le ragazze raggiungono l’età della responsabilità a 12 anni mentre i ragazzi a 13. Una volta raggiunta l’età per celebrare il Bar-o il Bat-Mitzvah, i ragazzi e le ragazze sono obbligati a seguire i comandamenti e sono ritenute persone moralmente responsabili delle proprie azioni. I ragazzi contano ora come membri del gruppo di dieci persone, il Minyan, richiesto per celebrare il culto. Possono inoltre guidare le liturgie e leggere la Torah. Una tappa importante per un ragazzo ebreo è lo studio. In varie comunità si usa ancora oggi spalmare di miele le prime parole che il bambino impara a leggere in modo tale da rendergli più dolce lo studio e di fargli associare il ricordo del miele a quello dello studio. Lo studio ha sempre avuto nell'ebraismo un significato particolare, anche perché è attraverso lo studio che si trasmettono le tradizioni e si perpetua la Torà. I genitori hanno il compito di educare i propri figli e di trasmettere loro il patrimonio culturale fino a che il ragazzo non divenga responsabile del proprio comportamento morale e religioso - a 13 anni, appunto.  Uno dei commandamenti é l´obbligo portare tefilin durante la preghiera di mattina. Per le familie tradizionali si tratta di un evento particolarmente commovente. 

KIPPAH

La kippah è il copricapo usato dagli uomini per ogni benedizione o cerimonia religiosa, alla sinagoga, al cimitero, in un luogo pubblico o privato (durante i pasti ad esempio). Non c’è nessun comandamento legato a questo obbligo, è una tradizione che ha preso forza di legge. Coprirsi la testa è un richiamo all’autorità divina sopra di noi. La kippah è un segno di umiltà e di riconoscenza della presenza divina nella vita quotidiana.

KASHERUT - regole alimentari

La casherut è l’insieme delle regole alimentari del giudaismo, cioè le prescrizioni di origine biblica su quello che gli Ebrei possono mangiare o meno e in quali condizioni.  La preparazione dei cibi  deve rispondere ad alcune regole molto ferree perché essi siano "kasher", cioè idonei, adatti. Si tratta spesso di ricette che utilizzano ingredienti poveri e di stagione.  La Torà, il Pentateuco, classifica gli animali permessi in gruppi e spiega anche come debbano essere macellati. La macellazione, in ebraico shechità, deve essere effettuata in modo che venga eliminato tutto il sangue. Il macellaio deve essere una persona qualificata, chiamata chohet”. Assicura per prima che l’animale sia in buona salute. Taglia rapidamente il collo dell’animale di un gesto sicuro. Il consumo di sangue è vietato nel giudaismo perché simboleggia la vita.  É permessa la carne degli animali ruminanti con lo zoccolo spaccato (questo esclude  il maiale, il cammello, il coniglio, il cavallo). Tra gli animali autorizzati, la Torah menziona il bue, la pecora, la capra, il capriolo e i volatili. Tutti gli animali autorizzati sono erbivori. I pesci autorizzati al consumo devono avere pinne e squame (sono esclusi i frutti di mare, l’anguilla, il caviale). La maggior parte degli insetti sono vietati ed anche i rettili. Altre norme importanti regolano la cucina: i cibi a base di carne devono rimanere separati da quelli contenenti latte. La netta divisione tra carne e latte è infatti alla base della cucina ebraica. Non solo non si possono mischiare i due diversi tipi di ingredienti durante la cottura, ma neanche a tavola: il pasto deve essere o a base di carne o di latte. Anche le pentole e le stoviglie usate per gli alimenti dell'uno o dell'altro genere debbono essere tenute separate.  “non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre(Es. 23:19). Quindi ad esempio non si mangerà una carne in una salsa alla panna, non si metterà latte nel caffè dopo aver mangiato un piatto di carne. Il pesce, le verdure e la frutta possono essere mangiati con prodotti a base di latte o la carne. 

KETUBAH

è l´accordo nuziale ebraico, un testo in aramaico che viene firmato da 2 testimoni. È parte integrante del matrimonio ebraico tradizionale. Nel testo vengono indicati i principali obblighi del matrimonio, per proteggere soprattutto la donna: il suo diritto al cibo, ai vestiti, al riparo e a un indennizzo finanziario in caso di divorzio o vedovanza. Il testo viene letto in pubblico il giorno del matrimonio, e poi appeso in casa degli sposi: ecco perché la tradizione di decorarlo.    La particolarità delle ketubbot e’ che vengono nella maggior parte personalizzate e realizzate secondo le preferenze degli sposi.

MATRIMONIO EBRAICO

E’ usanza comune per la sposa e lo sposo non incontrarsi durante la settimana che precede il matrimonio. Questo rende il momento in cui la coppia si incontra nel giorno delle nozze particolarmente romantico. La sposa, durante le nozze, indossa un velo. Il rito in cui si pone il velo alla sposa (Bedeken) viene tradizionalmente celebrato poco prima del matrimonio: è lo sposo stesso che pone il velo sul capo della moglie. La cerimonio nuziale prevede che la sposa e lo sposo stiano in piedi sotto un baldacchino supportato da quattro pali Chuppah. É il simbolo della famiglia che coppia costruirà ed è spesso ornato di fiori. Dopo che sono state recitate alcune benedizioni sopra un bicchiere di vino, lo sposo dona l’anello alla sposa e, infilando sul suo dito, recita la seguente formula: “Ecco, tu sei santificata a me secondo la Legge di Mosè e Israele”. Non è uso ebraico lo scambio degli anelli. Il rabbino quindi legge il contratto matrimoniale Ketubah. Questo documento, scritto in aramaico, mette in chiaro gli obblighi del marito nei confronti della moglie sia durante il matrimonio, sia in caso di divorzio. Dopo la lettura della Ketubah vengono recitate altre benedizioni per il futuro della coppia e viene venuto il vino. Nella tradizione ebraica, dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio, nessuna celebrazione è priva di una vena di tristezza. Per tale ragione, anche il rito nuziale termina con la rottura di un bicchiere, segno che il mondo non ha ancora raggiunto la perfezione.  E’ tradizione, nella settimana che segue il matrimonio, che vengono organizzate feste per gli sposi novelli in casa di parenti e amici (Sheva berachot  sette benedizioni). Per quanto riguarda la futura casa, gli sposi sono invitati a lasciare una piccola parte  “incompiuta” (una parte della parete, ad esempio, non viene dipinta), per ricordare che senza il Tempio la vita ebraica è incompleta.

MEZUZAH

è un astuccio che contiene un piccolo foglio di pergamenaarotolata con i primi due brani dello Shema, dove viene affermata l'unicità divina, l'obbligo di studiare ed insegnare la Torah ai propri figli e quindi l'obbligo di affiggere la Mezuzah allo stipite della porta della casa.

RABBINO

Il rabbino (o rav in ebraico) è una guida spirituale ed un’autorità in materia di legge ebraica. Possiede una certa conoscenza, un giudizio e ha un ruolo di arbitrio e di consigliere. Il rabbino non ha un ruolo specifico nella liturgia sinagogale. Svolge i suoi studi in una scuola rabbinica (yeshiva o università ebraica) e riceve l’ordinazione da un altro rabbino che lo giudica pronto. Può essere legato ad una comunità, consacrarsi totalmente all’insegnamento o compiere le due funzioni insieme. Le sue attività sono diverse e si adattano a secondo del tipo e della taglia della comunità e dell’ambiente: organizzazione del culto, controllo della macellazione rituale, predicazione, insegnamento, presidenza del tribunale rabbinico (che si pronuncia inoltre sulle questioni di statuto personale come l’identità ebraica, il divorzio, la conversione).

RABBI LOEW E GOLEM

Si narra che rabbi Loew, il famoso cabalista, conobbe il segreto della creazione del Golem da Sefer Yezirah - libro della Creazione. Scelse due dei suoi discepoli per aiutarlo e gli confidó il segreto. Loro tre rappresentavano tre elementi - aria, acqua e fuoco mentre il quarto elemento era la terra - il fango argilloso dal quale una notte sulla riva della Moldava fu creato Golem. Alla fine del rituale magico il rabbino gli mise nella bocca lo Shem - la parola di Dio. Infatti anche nel Libro della Genesi, si legge:      Il Signore Dio modelló l´uomo dalla polvere del terreno e gli soffió sulle narici un alito di vita. Con la parola Golem diventa un essere vivente.

Quando Golem non serví piú, bastava invertire il procedimento della Creazione per disattivarlo. I giri intorno al Golem in senso contrario, le parole recitate al rovescio, le formule invertite. Il Golem aveva sulla fronte incisa la parola EMET che in ebraico vuol dire La veritá. Il rabbino cancelló la prima lettera e Emet diventó MET cioé La morte. E Golem cessó di vivere. Il rabbi e i discepoli gli tolsero i vestiti, li bruciarono e coprirono la mole di argilla con i vecchi mantelli per le preghiere che secondo l´uso ebraico si conservano nella soffitta della Sinagoga Vecchio Nuova. Il rabbino emanó il divieto assoluto a quinque di salirci. Alla gente del ghetto disse che Josef il Golem come lo chiamarono, lasció Praga per sempre.

NOTA: Nel 2015 la societá Quadrio ha girato a Praga una delle puntate di MISTERI dove si parla di GOLEM.

vedere il filmato

SINAGOGA

La sinagoga è un luogo ebraico di preghiere ed è anche il luogo di incontro e di studio, ciò che ne fa il centro della vita della comunità. In questo senso sostituisce il Tempio.  L’Arca dove vengono conservati i rotoli della Torah è ubicata contro il muro, generalmente in direzione di Gerusalemme e indica la direzione della preghiera. E’ spesso decorata da una tenda ricamata.

La decorazione interna dipende anche dall´appartenenza a uno dei gruppi  - aschenaziti o sefarditi (molto in generale di provenienza "tedesca" o spagnola). Il rito aschenazita é molto piú sobrio, si puó dire anche severo, sefarditi invece decorano le loro sinagoghe con i colori vivaci e coprono l´intero spazio con mosaici o pittura. A Praga trovate due sinagoghe di rito sefardita - la sinagoga Spagnola e quella di Gerusalemme. Ecco le foto:

TEFFILIN

Sono  due scatolette di cuoio che si legano sul braccio sinistro e sulla testa. Dentro  sono contenuti due fogli di pergamena con su scritto i quattro brani della Torah.

F
FESTA DI SAN NICOLA

i Cechi non hanno la Beffana, hanno  invece san Nicola! 

La festa si celebra la vigilia del 6 dicembre, giorno di San Nicola. Se il Vostro soggiorno comprende questa data e uscite di sera verso le 18.00 dall´albergo, con molta probabilitá incontrate  per strada un gruppo di strani personaggi in costume di San Nicola (Mikuláš), L'Angelo (anděl) e il Diavolo (čert). Di solito sono adolescenti ma spesso anche adulti che qualche giorno prima avevano distribuito volantini nella zona dove vivono con l´offerta della visita. Lasciano numero di telefono e si mettono d´accordo con genitori che hanno bambini rispetto l´orario della visita. Ho fatto anch´io, era buona fonte di guadagno extra. Devo dire che con il mio staff ci preparavamo in modo serio. Prendevamo appunti di come si chiamano i bimbi, che cosa hanno fatto di poco buono e cosa bisogna migliorare e si elaborava l´itinerario del viaggio per non correre su e giú.

Una volta arrivati, san Nicola chiede al bambino se si é comportato bene e gli ricorda qualcosa saputo da genitori per fare impressione. Il diavolo fa vedere il suo sacco e valutando l´etá del bambino recita la sua parte. Ogni anno psicologi avvertono che non bisogna esagerare ma devo dire che i KRAMPUS tedeschi sono molto piú terribili, i nostri diavoli se la cavano con la parucca decorata dalle corna cuciti a mano, addosso si mettono la peliccia trasandata, se nera e "a pelo ruvido", tanto meglio. L´angelo funge da chi calma il bimbo se il diavolo ha  spaventato il piccolo piú del necessario. Se ce la fa, il bimbo recita una poesia o canta una canzone e in compensa san Nicola distribuisce dolci, caramelle e frutta preparati in anticipo dai genitori.Come avvertimento per la prossima volta si mette anche qualche patata e un pezzo di carbone - sempre se si trova ancora nella cittá dove ormai pochi hanno la stufa a carbone a casa...

  

K
FRANZ KAFKA - CURIOSITÁ E PARADOSSI                                                            

Kafka + la letteratura

 „Nessuno a casa pensava  che un giorno Franz potesse diventare un grande scrittore, tutti erano convinti che scrive per uno sfogo, per passare il tempo divertendosi, nessuno immaginava che un giorno avrebbero pubblicato quello che scriveva e che sarebbe diventato un autore di fama mondiale“, ha detto una volta Věra Saudková, la nipote di Kafka, figlia di sua sorella piú amata, Ottla. Franz Kafka  é considerato uno di principali rappresentanti dell´esistenzionalismo, corrente filosofica e letteraria insieme con Dostojevskij, Rilke e Sartre. Altri critici vedono nell ´opera di Kafka l´influenza di modernismo e realismo magico. Kafka é difficile da leggere, d´altra parte ogni lettore puó trovare nelle sue opere  la propria interpretazione. Se si vuole capire almeno un po´ Kafka bisogna conoscere il mondo in cui é vissuto, chi  e che cosa lo ha influenzato. „Nelle opere e nella vita di Kafka compare sempre la figura dell’uomo umiliato, colpevole, tormentato, escluso dalla comunità attiva e solidale dei viventi e costretto, per un verdetto inderogabile, a una vita solitaria e irregolare. L’uomo-Kafka e gli uomini di Kafka sono personaggi le cui carte non risultano in regola, sono esseri esiliati dalla vita e dalla natura, dalla società e dalla storia, reietti o dannati il cui destino è quello di uscire di scena, di sprofondare nel vuoto, assistendo con lucida e disperata consapevolezza alla propria irrimediabile caduta. È il dramma della partecipazione impossibile“

 citato parzialmente da:  www.rodoni.ch  e da Praga al tempo di Kafka di Patrizia Runfola

Kafka + Praga 

A Praga da Franz Kafka non si scappa. C´é il museo di Kafka,  negozi dove vendono traduzioni dei suoi libri, agenzie viaggi che organizzano visite guidate Sulle traccie di Kafka, lo scrittore ci guarda con un sorriso timido dalle magliette e tazzine nei negozi di souvenir. Praga e Kafka sono inseparabili. E Kafka mai scappa a Praga «questa mammina ha gli artigli» (lettera del 20.12.1902 a un amico, Oskar Pollak) e  con quegli artigli non mollerà mai la presa» 

Franz Kafka nasce a Praga il 3 luglio del 1883 dal commerciante ebreo Hermann Kafka e da Julie Löwy, famiglia askhenazita, media borghesia. Ebbe tre sorelle più giovani, Elli, Valli e Ottla, scomparse tutte nei campi di concentramento nazisti. Fratelli minori Georg e Heinrich morirono a sei e a quindici mesi. Franz quindi era l´unico figlio maschio. Il padre avrebbe voluto che fosse un commerciante in gamba, che diventasse un vero uomo d´affari, Franz invece, era un individuo debole  e nervoso, stava a casa a leggere piuttosto che aiutare il papá nel negozio. Anche per questo non andavano d´accordo. La casa nativa di Franz Kafka ormai non esiste piú, comunque si trovava a due passi dalla Piazza della Cittá Vecchia sulla piccola piazzetta oggi chiamata in onore dello scrittore... in ceco  Náměstí Franze Kafky.  Della casa originale é rimasto solo il bel portale, al pianterreno si trova il negozio dedicato alle opere dello scrittore.  I genitori di Kafka  hanno cambiato casa piú volte – la famiglia cresceva, ma non uscivano mai dai confini della Cittá Vecchia. Nei suoi vicoli, angoli bui, chiese e piazzette si svolgono vicende allucinanti dei personaggi di Kafka anche se lo scrittore non ne parla mai. I suoi racconti sembrano ambientati in un luogo ideale dove ogni cosa é possibile. Bisogna venire a Praga, passare sulle tracce di Kafka e cercare a guardare la cittá come l´ha vista lui. 

Topografia praghese di Kafka

via Dušní - la casa non esiste piú

piazza Venceslao 56

via Celetná 2 e 3

piazza della Cittá Vecchia, casa U minuty e n.6

via Bílkova 10, presso la sorella Vali

via Dlouhá, al luccio d´oro

vicolo d´oro 22

palazzo Schonborn, via Tržiště 15, oggi Ambasciata americana

Kafka + suo padre 

Da dove parte quel senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza nelle sue opere letterarie? L´incomprensione dalla parte del padre il quale non approvava l´attivitá letteraria del figlio. Complessi di inferioritá. Disgusto per i proprio corpo e per la vita sessuale. L´animo facile da ferire. Tutto questo é Kafka, uno dei maggiori scrittori del 20° secolo... Alcuni critici letterari non fossero convinti che era solo il padre la causa dello stato d ´animo di figlio e che la famosa Lettera al padre (scritta nel 1919, mai  consegnata) non si puó prendere alla lettera. Inoltre: "secondo Max Brod il padre di Kafka non era  affatto quell'uomo terribile e brutale che emergerebbe invece dai racconti". Come mai allora padri che compaiono nei racconti di Kafka hanno spesso effetti e conseguenze nefaste sulla vita dei loro figli (La condanna, Un incrocio, I coniugi, Indagini di un cane)? Dopotutto non era Max Brod a vivere con Hermann Kafka sotto lo stesso tetto. Non é che il loro rapporto padre-figlio era terribile- al primo squardo no. Al secondo, invece, si. Sicuramente rapporti simili sono esistiti e esistono. Di solito il padre per un figlio diventa fin dall´infanzia modello, esempio da imitare, ideale da raggiungere. Solo quando diventiamo  adulti, vediami i nostri genitori non piú attraverso aureola di santitá ma come persone comuni con tutti i loro diffetti che hanno come qualsiasi altra persona. É peró anche vero che molti neanche da adulti accettano questo angolo visuale e continuano a sentirsi piccoli, insignificanti, umiliati di fronte a propri genitori che forse non hanno mai approvato quello che il loro figlio faceva – sia la scelta della professione che il compagno di vita. É il compito di psicoanalitici  dire a quelle persone che é ora di smettere di sentirsi bambino. Spesso da lí nascono tanti problemi nella nostra vita. Torniamo a Kafka. Il padre era severo, critico, egoista, non manifestava sentimenti verso il figlio. Non lo picchiava quasi mai, nessuna violenza fisica. D´altra parte il padre ripeteva spesso che ha dato ai suoi figli tutto quello che hanno voluto. Non sono vissuti mai in povertá come lui, erano praticamente liberi scegliere di che cosa occuparsi nella vita. Per un figlio con il carattere forte Herrman Kafka poteva essere addirittura buon padre, bastava che il figlio diventasse ottimo commerciante come il padre, che guardasse la servitú e lavoratori del negozio dall´alto in basso, che non passasse giorni interi leggendo o guardando il soffitto o che non  facesse  amicizia con persone malate  di mente. Proprio cosí Herman ha visto suo figlio e a sua volta doveva dispiacerli terribilmente. Non capiva niente della vita spirituale del figlio, capiva solo quello che vedeva. Troppa debolezza, incapacitá di lavorare nel negozio, interessi troppo astratti. La lettera al padre   é preziosa  perché fa capire come si sentiva un figio che voleva tanto piacere al padre ma veniva spinto in continuazione. Kafka trova le parole lá dove molti altri figli non le trovano e soffrono  dell´incapacitá reciproca di farsi capire.  

Kafka  - come era veramente?

Sulle foto  d´epoca spicca lo sguardo malinconico dello scrittore. Lui stesso da adulto dichiarava di essere di natura un uomo chiuso, taciturno, poco socievole, malcontento. In presenza di persone che non conosceva taceva per ore intere, ma quando giá disse qualcosa, attiró subito l´attenzione perché riusciva sempre colpire nel segno.  Tra amici invece diventava un altra persona, si sntusiasmava, sapeva fagli ridere. Max Brod infatti ne parla come di uno degli uomini piú divertenti che amava ridere e rimaneva sereno e calmo. In situazioni gravi e complicate si comportava con il tatto, sapeva dare preziosi consigli e offriva l´aiuto.

Kafka + l´ebraismo 

All´inizio del 20 sec. a Praga risiedono 450 000 cechi, 25 000 ebrei metá di cui parla ceco, netá tedesco e 10 000 tedeschi. La per un ebreo tedesco a Praga la situazione non era facile - tedeschi non lo accettarono perché ebreo, cechi non lo acettarono, perché tedesco.  Paradossalmente molti scrittori di lingua tedesca sapevano esprimersi anche in ceco e spesso traducevano opere degli scrittori cechi. BIsogna menzionare almeno due nomi di scrittori ebrei bilingue - Camil Hoffmann e Pavel Eisner, autore di libri dedicati alla ricchezza della lingua ceca.  La madrelingua di Kafka era il tedesco. Parlava anche francese e un po´ceco ma nonostante la sua origine fosse ebraica la lingua dovette studiarla solo da adulto, dal 1917,  per poter parlare bene. 

Kafka + il corpo 

Anche nell´etá adulta Kafka preservó un´apparenza molto giovanile. I suoi amici lo ricordavano per il suo volto esile e regolare, un po´scuro di pelle dove dominavano gli occhi grigi e malinconici, e soprattutto per il suo vago  sorriso che era il suo punto di forza. Era magro, di statura superiore alla media, sceglieva abiti comodi che non davano nell´occhio,  di grigio scuro e di blu. Portava un cappotto di loden e un capello di feltro  a tesa stretta secondo la tradizione austriaca. 

Aborriva la carnalità e la sua stessa corporeità. Lui stesso racconta il disgusto per il proprio corpo quando il padre accompagnandolo in piscina lo costringeva a denudarsi... "....io, magro, debole, sottile, tu forte, alto , massiccio. Giá in cabina mi sentivo miserabile e non solo di fronte a te, ma di fronte a tutto il mondo, perché tu eri per me la misura di tutte le cose". (Lettera al padre) Lo stesso senso di ripugnanza lo esprimeva nei confronti dell'amore sessuale che descrive ad esempio ne Il castello come qualcosa di sporco e che riduceva l'uomo all'animalità. Questo rapporto conflittuale e ambiguo col corpo e la sessualità, oltre a vari suoi comportamenti, ha fatto ipotizzare che Kafka soffrisse di disturbi alimentari legati al proprio aspetto fisico (anoressia nervosa), sia di un disturbo ossessivo-compulsivo. 

Kafka diffidó sempre dei medici, secondo lui a ristabilire l´equilibrio era la natura e non le medicine. Praticava le abitudini salutari come dormire con le finestre aperte, vestire leggero, non bere mai alcolici. A  trent'anni circa, Kafka diventò vegetariano. Colleghi del lavoro di solito mangiavano salsiccie, Kafka invece panini imburrati, latte o yogurt. Piú tardi rinunció pure al burro  e rimproveró anche l´amico Max Brod trovandolo mangiare pane imburrato: Ma come si fa a ingoiare tutto quel grasso? L´alimento migliore é un limone. A quanto la famiglia, lá certamente non erano entusiasti a vedere Franz mangiare cosí. Lui stesso ne scrisse: «mio padre dovette per me coprirsi il viso col giornale durante la mia cena prima di abituarsi».Abituarsi cioè a: castagne, datteri, fichi, uva, mandorle, uva passa, zucche, banane, mele, pere, arance.  E se si pensa che il nonno di Kafka era un macellaio...Nel 1917 si manifestò la malattia (tubercolosi polmonare) di cui morirà nel 1924 nel sanatorio di Kierling vicino a Vienna. Gli ultimi anni furono caratterizzati da ripetuti ricoveri in sanatorio. 

Kafka + quattro donne 

Felice Bauer, Julie Wohryzek, Milena Jesenská, Dora DiamantNon sposó mai nessuna. La prima tedesca, la seconda ebraica, la terza ceca, la quarta polacca ebraica. Piú l´amicizia, ammirazione, necessitá di avere anima gemella, che il vero amore. Con il passare del tempo Kafka si rese conto di non poter sposarsi rinunciando all´attivitá letteraria ma allo stesso tempo non sopportare tutto quello che gli porta la vita da solo. Meticoloso come era elaboró addirittura una tabella dove mise per e contro. Il risultato? Non posso vivere né con lei né senza di lei. (si trattava della fidanzata Felicia )

Cosa dice Kafka stesso?  "Sposarsi, mettere su famiglia, accogliere tutti i figli che verranno, mantenerli in questo mondo incerto e magari quidarli anche un po´é – ne sono convinto –il compito estremo che un essere umano puó riuscire a svolgere Perché, allora, non mi sono sposato?...Evidentemente io sono mentalmente incapace di sposarmi, ció é rivelato dal fatto che, dal momentoin cui decido di sposarmi, non riesco piú a dormire, la testa mi arde giorno e notte, non vivo piú, mi aggiro barcolando disperato...É la pressione generica dell´angoscia, della debolezza, del disprezzo di me stesso."

Ecco cosa scrive alla madre di Felice Bauer dopo la rottura del fidanzamento: "Con me dovrà essere infelice. Non solo per la mia situazione esteriore, ma molto più ancora per la mia propria natura; sono un uomo chiuso, taciturno, poco socievole, malcontento, senza che ciò costituisca per me un’infelicità, poiché è soltanto il riflesso della mia meta. Dal mio modo di vivere a casa mia, si può trarre almeno qualche deduzione. Ecco, io vivo in famiglia, tra le persone migliori e più amorevoli, più estraneo di un estraneo. Con mia madre non ho scambiato in questi ultimi anni più di venti parole in media al giorno, con mio padre niente più di un saluto. Con le mie sorelle maritate e coi cognati non parlo affatto, senza che perciò sia in collera con loro. Il motivo è semplicemente questo, che a loro non ho assolutamente niente da dire. Tutto ciò che non è letteratura mi annoia e provoca il mio odio perché mi disturba o mi è d’inciampo, sia pure soltanto nella mia opinione. Per la vita di famiglia mi manca ogni sensibilità, salvo, nel migliore dei casi, quella dell’osservatore"

 Kafka ha troppo paura di perdere la sua libertá di scrivere, il suo mondo...  "Io devo stare molto solo. Ciò che ho prodotto finora è tutto effetto della mia solitudine. Odio tutto ciò che non riguarda la letteratura. Mi annoio a far conversazione (anche se si riferisce alla letteratura), mi annoio a far visite, le gioie e i dolori dei miei parenti mi annoiano fino in fondo all’anima. La conversazione toglie a tutto ciò che penso la sua importanza, la serietà, la verità... Ho paura dell’unione, dell’immedesimarsi. In tal caso non sarò mai più solo. Io non rinuncio alla mia esigenza di vivere in modo fantastico soltanto per il mio lavoro, lei, sorda a tutte le mute preghiere, vuole la mediocrità, la casa comoda, l’interessamento alla fabbrica, il vitto abbondante, il sonno dalle undici di sera in poi, la camera riscaldata e punta il mio orologio, che da un trimestre anticipa di un’ora e mezza, sul minuto giusto» 

(24 gennaio 1915). 

Nel 1912 conosce nella casa dell´amico Max Brod, la donna più importante della sua vita, Felice Bauer di cui sarà fidanzato due volte. Kafka ne descrive in modo raccapricciante i difetti fisici: "la brutta dentatura con i denti incapsulati in vista, il volto spigoloso e ossuto, il generico aspetto insignificante." Eppure è di questa donna così poco attraente  con cui inizia una fittissima corrispondenza. Le lettere gli permettono di aprire il suo animo ai sentimenti più segreti e nello stesso tempo di non impegnarsi in un rapporto materiale che lo spaventa. Forse l´amó davvero, due volte peró ruppe il fidanzamento, per la seconda volta quando avanzó la sua tuberculosi1919 si fidanzò con Julie Wohryzek, figlia di un custode di una sinagoga di Praga; fidanzamento che durò fino al 1920. Nella primavera dello stesso anno  Kafka conobbe a Vienna  - era lí per il breve soggiorno prima di tornare dalle cure di Meranoe a Praga - la giornalista ceca Milena Jesenská, moglie infelice di Ernst Pollak. Ne rimase affascinato. Milena proveniva dalla nobile famiglia boema, uno dei suoi antenati era il famoso medico Jan Jessenius, decapitato dopo l´insurrezione contro gli Asburgo nel 1621. A 11 anni la ragazza era iscritta dalla famiglia progressista al primo liceo classico femminile dell´Europa centrale, MINERVA. 

Le traduttrice in ceco di molti suoi racconti. A lei Kafka affidò nel  1921 i suoi Diari Milena Jesenská viveva a Vienna e incontro con Kafka furono molto sporadici. L´ultima donna con cui ebbe una relazione vera e propria, convivendo con lei a Berlino e facendo progetti matrimoniali era Dora Diamant. Dora proveniva da una famiglia polacca di osservanza ebraica ortodossa, e per sfuggire all'atmosfera opprimente che regnava in casa, si trasferí da sola a Berlino. Qui aveva incontrato Kafka. Sembra che sia stato un grande amore nonostante la differenza d'età - Dora era ventenne, Kafka aveva il doppio dei suoi anni. ondivisero i difficili tempi della crisi economica tedesca e i mesi più duri della malattia di lui. É un paradosso che proprio quando Kafka trovò il modo di essere felice, senza rinunciare né all'arte né alla presenza femminile, arrivó la morte.  

Kafka  + due cittadinanze 

Kafka vive a cavallo di due epoche storiche. Naque nel 1883 come cittadino dell´Impero austro-ungarico fino alla fine della Prima guerra mondiale. Nel 1918 diventó il cittadino del nuovo stato – della Repubblica cecoslovacca indipendente. Franz Kafka faceva parte di quel 10% degli abitanti di Praga di lingua madre tedesca. Inoltre parlava discretamente anche il ceco, come del resto i suoi genitori. 

Kafka + Max Brod + Circolo di Praga

Max Brod, scrittore anche lui, sará amico di Kafka  per tutta la vita. Si incontrarono per la prima volta nel 1902 nella Sala di lettura degli studenti tedeschi. Parlarono di filosofia, di Nietsche e Schoppenhauer, poi, di letteratura. 1904 poi fu fondato il Circolo di Praga , tranne Kafka e Brod ci sono anche Oskar Baum e Filix Weltsch, tutti giovani  entusiasti  di letteratura. La grande ispirazione per loro é la cittá di Praga - la sua gente, la sua storia e anche bei dintorni. Si riuniscono ogni tanto nel café ARCO, di solito si incontrano due volte al mese dopo cena presso la casa di uno di loro. Gli amici continuarono a incontrarsi ancora per 12 anni anche dopo la morte di Kafka. Brod e Weltsch  riuscirono a scappare perima della persecuzione degli ebrei in Palestina,  Baum  invece rimase a Praga. 

BrodLo stima  e ammira le sue opere fino al punto che non mantiene la promessa di agire secondo il testamento in cui Kafka chiedeva all’amico di dare alle tutti i manoscritti inediti e di impedire nuove edizioni di quelli editi. Invece di distruggerli, Brod negli anni seguenti pubblica i tre romanzi, tutti racconti e frammenti, i diari e gran parte delle lettere. Era giusto?   

Kafka e il suo museo

La mostra permanente "La città di K. Franz Kafka e Praga" è stata inaugurata a Praga nell'estate del 2005 negli spazi unici della ex mattonaia Hergetova cihelna. Praga da qui é a portata di mano, la Praga che Kafka tanto amava e che lo ispirava. La mostra è divisa in due parti: Spazio esistenziale e Topografia immaginaria.

Spazio esistenziale - Entriamo nel mondo di Kafka, vediamo come la cittá influenza l´opera dello scrittore, come modella la sua vita, quale traccia vi lascia. Nei suoi diari lo scrittore chiama Praga „la mammina con gli artigli“  che non molla la presa.  Praga sa incantare ma al tempo stesso solleva un pugno gigantesco in gesto minacciante. Nei diari di Kafka e nella sua vasta corrispondenza con familiari, amici, fidanzati ed editori se ne parla in modo esplicito. L´intenzione della mostra é di esaminare tutto dal punto di vista di Kafka. Un approccio puramente biografico o cronologico sarebbe insufficiente. Questo significa accompagnare Kafka quando scende nelle profondità della sua città e cercare di capire i suoi sentimenti e percezioni. Non sará un viaggio facile vista la progressiva deformazione dello spazio-tempo in cui tutto è permesso eccetto l'indifferenza.

Topografia immaginaria - Il modo in cui Kafka ritrae la sua città è uno dei piú misteriosi della letteratura moderna. Nei suoi romanzi e racconti Kafka non nomina quali mai i luoghi che descrive. La città retrocede, non é  riconoscibile dai suoi edifici, ponti e monumenti. Puó darsi che alla fine un abitante di Praga oppure un lettore colto capirá quale luogo Kafka aveva in mente. La cattedrale senza nome, che appare nel Processo, deve essere il duomo di S. Vito; il percorso di Joseph K. nell'ultimo capitolo del romanzo porta dalla Città Vecchia al ponte Carlo fino al confine esterno della Città Piccola;  nella Condanna, dalla finestra di Bendemann, si può vedere il lungofiume della Moldava essattamente come si vede dalla via Mikulášská, dove la famiglia di Kafka visse nel 1912.

Tuttavia, questo non è essenziale. Kafka lavora avanza nelle sue finzioni nel modo più complesso: trasforma Praga in una topografia immaginativa che va oltre l'inganno del realismo. L´ufficio, la scuola, l´ istituto, l´università, la chiesa, la prigione o il castello non sono piú loughi a se stessi. Sono siti allegorici e metafore topologiche. Che sorpresa ci aspetta ancora a Praga? Dove può portarci la metamorfosi della città?

Kafka + due cimiteri 

Kafka morí nel 1924 nel sanatorio a Kierling presso Vienna. Il suo corpo fu riportato a Praga e sepolto insieme ai genitori nel cimitero ebraico. Non andate a cercare la sua tomba nel Vecchio cinitero nel quartiere Josefov, non la trovate. Quel cimitero fu chiuso definitivamente nel 1787....Kafka é sepolto nel Nuovo cimitero ebraico nel distretto di PRAGA Žižkov. Il luogo si raggiunge con la metropolitana linea A – verde, la stazione Želivského. Anche se il cimitero sará chiuso, la tomba si vede benissimo attraverso il secondo cancello... 

Kafka + il Gigante 

FOTO FABIO CALLINI

É divertente osservare chi osserva la statua che dal 2003 si trova davanti alla sinagoga Spagnola a Josefov in via Dušní. C´é chi ride, chi rimane un po´imbarazzato, comunque tutti fanno le foto di un cappotto di bronzo gigante vuoto sulle spalle del quale sta seduto Kafka sorridente. Finalmente ha superato la sua paura nei confronti del padre, la testa del quale peró non si vede. Tanto il figlio stesso dichiaró di avere difficoltá di guardare in faccia del suo vecchio....Direi che la sculptura é in perfetta sintonia con il termine “kafkiano” che vuol dire assurdo, allucinante.... 

Alcune opere di Franz Kafka 

Il Processo 

Il Castello 

L´America 

La Metamorfosi 

Nella colonia penale 

Lettera al padre 

fonti: 

www.sapere 

www.rodoni 

www.retididedalus.it 

www.scritturaimmanente.it

M
MISSIONE MUSEO

Ce ne sono tanti di musei nelle cittá visitate dai turisti. Museo nazionale, Museo della storia, Museo degli strumenti di tortura, Museo delle cere ecc. Ci si immagina piú o meno lo stesso – innumerevoli sale piene di vetrine. Ma se la gogna o la vergine di Norimberga sono sempre uguali, basta vedere un museo di tortura, vero? A quanto figure VIP di cera, nulla puó essere paragonato con quelle di Madame Tussauds.    Allora, dove andare? Certo, a Praga ovviamente non mancano strumenti di tortura e Harry Potter di cera. Nessuno vi impedisce di andarci. Io peró vorrei invitarVi nei musei veramente speciali. E comincio da quello che mi piace di piú, perché  é raggiungibile facilmente, non é troppo grande, mai affollato,  é allestito negli spazi davvero speciali del monastero medievale, l´esposizione é molto variabile, c´é il café  simpatico ... Entriamo?

BENVENUTI NEL MUSEO DEL PONTE CARLO

Il museo si trova negli spazi di uno dei monasteri piú antichi di Praga appartenente all ´ ordine maschile fondato in Boemia.  Nel 1233 sant´Agnese di Boemia, la sorella del re boemo Venceslao II fondó la confraternitá che piú tardi dal papa Gregorio IX fu proclamata l´ordine monastico con il nome latino Ordo militaris Crucigerorum cum rubea stella in pede pontis Pragensi. Lo stemma che ancora oggi si trova negli interni del monastero risale a 1252: una stella rossa a sei punti attacata alla croce rossa sullo sfondo nero. 

L´ordine ha sopravissuto il periodo delle riforme illuministiche dell'imperatore Giuseppe II. Durante l´epoca communista nella Cecoslovacchia non potevano esistere ordini ecclesiastici, i cavalieri con la stella rossa hanno continuato la loro attivitá a Vienna. Dal 1998 i monaci si dedicano alla caritá e programmi sociali di nuovo a Praga. Accanto all´entrata al museo si trova una delle chiese barocche piú significative di Praga, di san Francesco d´Assisi, opera dell'architetto francese Jean Baptiste Mathey. All'interno del museo peró è aperta anche la parte sotterranea della Chiesa, con la grotta barocca del tardo 17 ° secolo e con le fondamenta della chiesa originaria gotica la cui prima pietra fu posta nel 1252 da sant´Agnese di Boemia stessa,  la fondatrice dell' Ordine della Croce con la Stella Rossa. Molti dei reperti esposti hanno alto valore artistico, come e.g. la parte dell´altare risalente agli anni 80 del 15 sec. Il lavoro rivela l'influenza della pittura olandese, soprattutto nella fisionomia precisa delle persone  e nella finezza di materiali e cromaticitá.

Come si costruisce un ponte

Per immaginare meglio l´edilizia medievale l´esposizione mostra non solo diversi arnesi originali, ma anche modelli del ponte Carlo e di Giuditta, quello precedente. Si vede chiaramente che il ponte di Giuditta era piú debole e collegava le rive della Moldava nei punti leggermente diversi rispetto il ponte Carlo. Non manca l´argano rudimentale, alto 4 metri, modelli fanno vedere, come si costruiva un pilone in scala 1:2.

Se arrivate con i bambini, i piú grandi possono provare, magari con l´aiuto del papá azionare ilmeccanismo  per alzare blocchi di pietra,

mentre ai piú piccoli aspetta il puzzle  - pezzi degli stemmi reali da collocare ai loro posti. Al visitatore sorriderá re boemo ed imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV  - una delle tre copie delle statue della Torre della Cittá Vecchia  - Staroměstská mostecká věž. Ormai sulla facciata della torre ci sono altre copie che rappresentano Carlo IV e suo figlio Venceslao, ma da sotto non si possono vedere cosí bene come nel museo. 

In modo molto chiaro si presenta la riva destra della Moldava con il ponte di Giuditta, il monastero, mulini della cittá Vecchia e le fortificazioni cosí come tutto era nella mettá del 14° secolo. Il modello del pilone in scala 1:2  serve dall´esempio della tecnologia medievale. I piloni del ponte Carlo furono fondati direttamente nell´acqua corrente. Prima nel letto del fiume furono conficcate due file di pali paralelle. Lo spazio creatosi in questo modo fu riempito dallo strato impermeabile di argilla e dal bacino fu pompata acqua azionando la ruota.  Il letto del fiume asciutto fu liberato da eventuali depositi fino allo strato di ghiaia e sabbia. Si costruiva l´armatura in legno per il futuro arco del ponte.La base del pilone di muratura fu circondata dalle grosse pietre in due file collegate tra loro mediante grappe metalliche. Su questa corona si costruiva dai grossi blocchi di pietra arenaria la parte esterna del pilone che a sua volta si riempiva di malta di calce di qualitá. Pilastri costruiti in questo modo sono diventati la base sicura per le arcate di pietra. Alla fine il ponte fu pavimentato. Come oggi esistono aziende edili, nel medioevo delle costruzioni importanti come la cattedrale, chiese e ponti si occupavano le botteghe altamente specializzate. In primo luogo erano muratori, scalpellini, carpentieri, ma anche lavoro di fabbri, carrettieri,  cordai e   bottai e tantissimi manovali era indispensabile. Il sollevamento dei pezzi avveniva con l’impiego di argani, carrucole e paranchi azionati a mano oppure tramite grandi ruote Praga era dall´Alto Medioevo un importante centro commerciale e la sede del sovrano. L´ insediamento urbano era situato su entrambe le rive del fiume Moldava e l´ attraversamento sicuro del fiume  diventó una delle condizioni per il suo sviluppo. Giá dal 10 ° secolo, a parte di due guadi, esisteva con molta probabilitá grande ponte di legno. Per volere della regina Giuditta negli anni 1158-1172 fu costruito il primo ponte di pietra a Praga, il secondo piú vecchio in Europa. Purtroppo grande alluvione nel 1342 lo talmente danneggió che fu presa la decisione di non rinnovarlo. Poi arriva Carlo IV con la sua idea del ponte abbastanza forte affinché nessun´alluvione lo portasse via. Se non avete ancora letto la storia dei numeri magici ve la racconto adesso.

Prima di scendere la scala al museo, alzate la testa – sopra la scritta MUZEUM ci sono cifre 1,3,5,7,9,7,5,3,1  tutte dispari. Leggendole sia da destra che da sinistra, viene fuori una sola cosa – la data della fondazione del ponte piú famoso di Praga. Infatti, Carlo IV stesso 9 luglio 1357 alle ore 5.31 di mattina posó la prima pietra del nuovo ponte. Questa data gli fu consigliata dagli astronomi di corte come la piú propizia. Quel giorno il Sole entró nella congiunzione con Saturno, il pianeta che porta brutte alluvioni. Cosí  il Sole sconfiggerá Saturno e il ponte rimarrá a Praga per sempre. Infatti, ponte Carlo nel corso della sua esistenza lunga piú di 600 anni ha superato numerosi inondazioni, alluvioni e altri disastri naturali, così come eventi storici. Il ponte é stato danneggiato in modo grave soprattutto nel 14321496 e 1784. I danni peggiori nel 1890 sono stati causati dall ´impatto di  300 zattere strappate dall´acqua alta dagli ancoraggi.   

Prima di finire mi permetto un consiglio. Andate al ponte Carlo DOPO aver visto il suo MUSEO. Credete che cosí la sensazione sará ben diversa, il ponte per Voi non avrá piú segreti. Attraversandolo dietro le statue barocche e bancarelle percepite il vero significato del ponte per la sua cittá, la storia centenaria scolpita nella pietra. Come si puó immaginare Praga senza ponte Carlo?   

 

MODO DI „GUIDARE" 

Ognuno di noi é l´originale e questo riguarda anche le guide e  il loro modo di guidare. Puó capitare che la guida turistica "corre come un bolide", altra invece "si trascina come una lumaca" (membro della Slow food?) e con la voce monotona riesce a far addormentare tutti meglio di una tazza di camomilla. Il professore universitario"  davanti ai monumenti storici si concentra sulle date precise e nomi impronunziabili mai sentiti. Eh sí, non tutti i paesi possono vantarsi di Michelangelo e Leonardo i quali conosce tutto il mondo!. I turisti ben educati cercano di manifestare l´ interesse, quelli educati un po´meno sbadigliano apertamente. Alla fine sbadigliano tutti. La „enciclopedia in cammino"  - La variante di succitato - aggiunge termini scientifici che non spiega in modo comprensibile a tutti.  Quando ho studiato in ex Unione sovietica, mi é capitata una guida turistica  „generale".Il percorso stabilito non si modificava in nessun caso. Invece di visitare bellissimi monasteri e chiese ortodosse il nostro gruppo ha dovuto ascoltare la descrizione dettagliata delle innumerevoli battaglie contro i nazisti e l´unico " monumento" da ammirare era il carro armato. Al contrario  guide turistiche  "da  accontentare  tutti "(impossibile!) , per non creare conflitti lasciano la scelta di cosa si fa e dove si va ai clienti. In questo caso si perde totalmente il significato delle parole "guida" e "guidare" 

A questo punto devo scusarmi, non volevo spaventare nessuno. Forse non é molto saggio parlare di tutti questi „strani tippetti" davanti ai potenziali clienti. Allora sappiate che la maggior parte delle mie colleghe (e colleghi) sono guide turistiche bravissime. Passeggiando per le vie praghesi riescono a creare un´atmosfera leggera e piacevole. Amano il loro lavoro e  hanno debolezza per gli italiani.  Non esagerano con le spiegazioni ma "su richiesta" dei curiosi danno le risposte. Sono gentili e pazienti, amano  Praga  e cercano di trasmettere questo loro amore al gruppo che accompagnano. Spero tatno che il mio modo di guidare (l´unico possibile, non ce l´ho la macchina) sia proprio quello. In fin dei conti, potete sempre verificarlo personalmente. 

MUCHA NON É SOLO LIBERTY

Alfons Maria Mucha nasce nel 1860 a Ivančice, nella regione Moravia che allora faceva parte dell´Impero Austro-Ungarico.. Dopo gli studi a Brno comincia  a lavorare come pittore decorativo principalmente per scenografie teatrali;  piú volte peró non viene ammesso all'Accademia di Praga. Nel 1879  si trasferisce a Vienna, dove lavora come scenografo.Grazie ai sussidi piú tardi può iscriversi all´Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera. A 28 anni parte per Parigi per rimanerci oltre 20 anni. Ha successo, disegna non solo manifesti pubblicitari ma anche suppellettili, lampade, gioelli, costumi teatrali. Incontra scrittori, artisti, Paul Gauguin diventa uno dei suoi amici.

 

L´anno 1894   cambia tutta la sua vita. Solo per combinazione disegna il primo poster per la famosa attrice Sarah Bernhardt, la "Gismonda" . Allora i soliti poster erano piú piccoli, Mucha invece uní due lastre tipografiche e venne fuori poster alto 2 metri. L'illustrazione ottenne talmente tanto successo che Mucha firmó un contratto di collaborazione per 6 anni. Sarah Bernard diffuse poster di Mucha in tutti i paesi dove dava spettacoli compresi Stati Uniti. I poster sono diventati pezzi di collezionismo. Quando Mucha nel 1906 arriva negli USA, Daily News gli dedica 7 pagine. Viene accolto come una vera star, cosí come qualche anno dopo Salvador Dalí. Solo che si aspettava di vedere Mucha  come portretista delle mogli di milionari e in questo campo sinceramente non era molto bravo, ha dovuto trovare un altro impegno. Tanto Mucha sente sempre nostalgia del suo paese e dopo 4 anni torna in Europa  e si stabilisce nel villagio boemo di Zbiroh con la moglie e i figli. Mancano pochi anni al crollo dell´Impero Austro –Ungarico e alla nascita della Cecoslovacchia. Le tendenze di autonomia diventano piú forti a Praga si inizia con la costruzione del Palazzo municipale. Mucha come grande patriota si offre come pittore per decorare gli spazi interni – gratuitamente, solo a costo del materiale. Ma trova l´ostilitá dalle parte di alcuni pittori locali. Chi é lui che per tanto tempo é vissuto all´estero, come si permette? Alla fine Mucha decoró solo una delle sale del Palazzo municipale. Infatti dopo la fondazione della Repubblica cecoslovacca la sua arte comincia ad essere valutata come ormai superata.  Nonostante queste opinioni non condivise da tutti Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione.

Nel 1913 gli viene commissionata la realizzazione di una vetrata per la cattedrale di San Vito, a Praga che oggi si trova nella terza cappella a sinistra del duomo.

All inizio del 20 sec. l´idea di panslavismo diventa molto popolare tra slavi, europei dell´ovest  e americani colti. Alfons Mucha era molto influenzato da arte popolare slava, fece anche un viaggio nei Balcani dove studió e disegnó costumi popolari. Ci teneva tanto al dettaglio, voleva che tutto ai suoi quadri corrispondesse alla realtá storica. Sebbene oggi sia conosciuto soprattutto come uno dei pittori dello stile floreale, Art Nouveau, meno si sa che é anche autore di 20 tele davvero enormi, il ciclo chiamato Epopea slava. In queste opere il pittore cerca di raccontare la storia tormentata del suo popolo. L'Epopea Slava viene completata e presentata a Praga nel 1928

Muore a Praga il 14 luglio 1939  e viene sepolto nel cimitero nazionale di Vyšehrad a Praga.

La produzione di Mucha comprende moltissime opere di cui pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali, copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie e così via. Il pittore pubblicó Libro dei disegni che funzionava come del suo genere la bibbia degli stilisti. I clienti dalle pagine sceglievano motivi per decorare mobili, per farsi fabbricare un gioello originale ecc. Infatti Mucha collaboró con bravissimi gioellieri che erano capaci produrre gioelli su disegno di Mucha. Il suo stile venne subito imitato, nell'arte e nella pubblicità, con esiti raramente all'altezza dell'originale. Ancora oggi i suoi disegni continuano ad essere popolari nei saloni di tatuaggi. Uno degli oggetti originali era il braccialetto nella forma del serpente per il ruolo di Medea interpretata da Sarah Bernard. Mucha forse é primo a usare figura femminile per pubblicitá per  qualsiasi tipo di prodotto. Le giovani donne sono spesso raffigurate in abiti dal taglio neoclassico, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura.

VITA DIFFICILE DEI FAMILIARI

Il figlio di Alfons, scrittore Jiří Mucha nel 1941 in Inghilterra conobbe sua moglie Geraldina, compositrice e dopo la guerra tornó con lei a Praga. Negli anni 50 arte di Mucha era visto come decadente e non si organizzavano mostre, la famiglia di Mucha era addirittura perseguitata. Jiří é stato condannato a lavori forzati per 6 anni, la moglie non sapeva neanche dove l´hanno portato. La bella casa  in via V Tišině  781/4 (oggi ambasciata della Republica di Ghana) nel quartiere residenziale Bubeneč gli é stata sequestrata nel 1950 quando i comunisti hanno cominciato a liquidare la proprietá privata. La famiglia si é trasferita a Hradčanské náměstí 65/6 dove la nuora di Alfons Mucha morí a 95 anni.

Ma ci voleva ancora molto tempo per poter apprezzare di nuovo l´opera di uno degli artisti simoli dell´Art Nouveau. Dopo la rivoluzione di velluto 1989 l´approccio a Mucha era doppio – da una parte sfruttato al massimo dell´industria del turismo, d´altra parte accusato di troppo nazionalismi, esaltazione del passato. Rimaneva la domanda dove mettere la grandiosa opera che Mucha ha regalato alla capitale - Epopea slava? Per anni il ciclo si trovava nel castello mezzo abbandonato Moravský Krumlov e solo nel 1992 quando la signora Geraldina con il figlio John ha fondato la Mucha Foundation le cose si sono mosse. Oggi il ciclo é esposto nel palazzo Veletržní (palazzo delle Fiere). Le singole tele mostrano un altro Mucha, pittore molto spirituale, profondo come dice il suo nipote:

Mucha é stato soprattuto pittore spirituale profondamente convinto che l´uomo e la nazione devono crescere insieme curandosi delle proprie radici, cosí crescono gradualmente  consapevoli da dove vengono e che cosa sono. Mucha conobbe bene entrambi i mondi, quello slavo e quello americano, era convinto che americani sono troppo prepotenti, dovrebbere prendere un po´dal carattere slavo…

MUCHA MASSONE

Mucha venne iniziato alla Massoneria nel 1898 a Parigi; l'influenza del simbolismo massonico si percepisce in molte sue opere ed in particolar modo nel Pater. Dopo la nascita della Cecoslovacchia nel 1918, Mucha ebbe un ruolo decisivo nella fondazione della prima Loggia ceca, la Komenský di Praga, e divenne anche Gran Maestro della Gran Loggia di Cecoslovacchia.

P
PALAZZO LOBKOWICZ AL CASTELLO DI PRAGA 

L´unico palazzo privato nell´intero  Castello di Praga 

Chi sono Lobkowicz  

La famiglia dei Lobkowicz è una delle più antiche famiglie nobili della Boemia, sempre molto legata alla propria terra. Le loro origini risalgono al 14 sec. Tra i membri del casato troviamo viaggiatori, politici, diplomatici, militari, mecenati dell´arte, musicisti.  Con il crollo dell'Impero Austriaco  e durante il periodo nazista e quello communista la famiglia perse i propri titoli e i propri possedimenti e solo nel 2002 gli é stata restituita una parte delle proprietá immobili. Nel 2007 dopo l´accurato restauro il palazzo Lobkowicz é stato riaperto al pubblico come uno dei luoghi piú interessanti al territorio del Castello di Praga. A differenza degli spazi piú o meno vuoti della residenza reale le stanze del palazzo sono arredate, sulle pareti sono esposti preziosi quadri delle collezioni dei Lobkowicz compresi veri capolavori come la Madonna col bambino oppure la Fienagione di Peter Breugel. E poi armi, ceramiche e porcellana, spartiti originali e strumenti musicali dell´immenso valore. Il palazzo Lobkowicz é un tesoro tutto da scoprire. Siate benvenuti! Puó darsi che durante la Vostra visita al palazzo incontrate addirittura William Lobkowicz o la moglie Alexandra. 

SECONDO PIANO 

Prima di entrare, ecco uno dei membri della famigliaMax Lobkowicz, nato nel 1888, sulla foto grande e con sua moglie Gillian Somerville.

Si sono conosciuti a Londra dove Max ha lavorato in carica dell´ambasciatore cecoslovacco dal 1919. Dal 1918 i Lobkowicz cosí come altri membri delle famiglie nobili nella Cecoslovacchia non hanno potuto usare i loro titoli, soppressi dal nuovo stato. Durante la occupazione nazista faceva parte del governo cecoslovacco in esilio. Nazisti gli hanno confiscato tutti i beni della famiglia. Dopo la guerra i possedimenti sono stati restituiti ai Lobkowicz, ma per breve tempo. Nel 1948 i comunisti sono saliti al potere e hanno cominciato con la nazionalizzazione. La moglie di Max allora si trovava a Londra e da lí  ha mandato al marito un telegramma fingendo la malattia. Doveva servire come una specie di lasciapassare per poter uscire dalla Cecoslovacchia comunista, e infatti lo servi. Il governo ha concesso a Max due giorni per raggiungere la moglie. É partito prima per Londra e poi con la moglie per gli Stati Uniti dove é vissuto fino alla morte nel 1967. Nella  patria dove ha lasciato ben 13 castelli appartenenti una volta alla famiglia, ormai nazionalizzati, non é piú tornato. Per fortuna i tempi sono cambiati. Nel 2002 il palazzo é stato restituito ai proprietari e da 2007 signori Lobkowicz dopo il lavoro molto impegnativo danno ai visitatori la possibilitá di ammirare nel loro palazzo l´esposizione permanente Tesori della collezione dei Lobkowicz 

SALA DEI PERNŠTEJN 

Per capire la storia dei Lobkowicz bisogna fare un grande passo indietro, fino alla  casata di Pernštejn, un´altra famiglia nobile boema, perché proprio quella “forní” piú tardi ai Lobkowicz uno dei castelli piú amati in seguito – castello di Roudnice. Infatti anche il palazzo dove vi trovate adesso fu costruito da Jaroslav Pernštejn nella metá del 16 sec. É il signore vestito in nero con il cordone. Suo fratello Vratislav il Magnifico lavoró per l ´imperatore Massimiliano d´Asburgo in carica del cancelliere del Regno di Boemia e quando dalla Spagna arrivó la futura sposa dell´imperatore, Maria, figlia di Carlo V, nel suo seguito si trovava tra le dame di corte anche la sposa per Vratislav –Maria Marique de Lara y Mendosa. E lei a creare "la casa spagnola" a Praga. In famiglia si parlava spagnolo, si vestiva alla spagnola ed erano pittori spagnoli a dipingere ritratti dei membri della famiglia, parenti e amici.  I ritratti dei coniugi sono collocati ai lati della vetrina con la copia del famoso Bambino di Praga.  Era proprio Maria Manrique a portare il bambinello dalla Spagna donato dalla madre per le nozze con il canceliere boemo Vratislav. Guardate bene la signora e provate a indovinare, quanti figli ha potuto avere...5? 10? Ben 22!!! Incredibile. In questa sala possiamo trovare alcuni  ritratti dei figli superstiti – ci sono Jana di Pernštejn,suo fratello Jan, sorella Bibiana che sposó Francesco di Gonzaga – ecco, le tracce vanno anche in Italia. Manca la figlia piú famosaPolyxena. Andiamo a vedere il ritratto di lei e di suoi due mariti nella seconda sala. 

SALA DEI ROŽMBERK 

Certo, rispetto i mariti, uno dopo altroPolyxena di Pernštejn é raffigurata nel vestito bianco subito accanto alla porta, alla sua sinistra c´é il primo marito, Vilém di Rožmberk. Come i Pernštejn, anche i Rožmberk appartenevano alle casate piú potenti del Regno della Boemia. Vilém cominció la sua carriera molto giovane, in etá di 16 anni diventó amministratore del patrimonio familiare. Come la sede scelse il castello di Český Krumlov nella Boemia meridionale che fece ricostruire dal castello medievale alla sfarzosa residenza rinascimentale. Ma torniamo al matrimonio con Polyxena. Lei, al giorno delle nozze, 21 anni. Lui, 51. Era l ´ultimo, quarto matrimonio di Vilém, ormai vecchio e malato. Non oserei giudicare Polyxena, comunque era matrimonio combinato soprattutto per aiutare materialmente ai parenti poveri di Pernštejn. La giovane sposa riuscí a persuadere il marito praticamente moribondo di cederle il castello di Roudnice che poi, insieme con il palazzo nel quale ora Vi trovate, portó al casato di Lobkowicz, sposandosi per la seconda volta. Il piccolo ritratto del secondo marito, Zdeněk Vojtěch Popel di Lobkowicz é appeso sopra un tavolino contenente la corrispondenza dei coniugi. Lui la chiama principessa dorata, lei gli scrive: che Dio ti protegga da ogni male, amore mio e che ti dia tutto ció che desideri tranne un´altra donna. 

Zdeněk Vojtěch Popel di Lobkowicz ricoprí la carica del cancelliere boemo per ben 30 anni e nel 1624 l´imperatore Ferdinando II lo nominó il principe del Sacro Impero romano. A partire da Zdeněk contano i Lobkowicz tutti i futuri principi. A proposito - la parola ceca popel significa la cenere. Il motto di Zdeněk fu: cenere sono e cenere saró. Polyxena e Zdeněk creano presso la corte di Praga la fazione cattolica e il loro palazzo al Castello di Praga divenne centro della vita sociale e culturale. E proprio nel palazzo trovarono rifugio  disgraziati ministri imperiali gettati fuori dalla  finestra in maggio 1618 – si, la famosa defenestrazione di Praga. Il motivo del volo? La nobiltá protestante si ribelló contro le leggi repressive degli Asburgo e decise di chiarire le cose con i luogotenenti dell ´imperatore Slavata e Martinic. Quei due certo non poterono resistere  quando nella Cancelleria boema fecero irruzione quasi 100 membri della fazione protestante! Dopo un breve dibattito animato fu presa la decisione – fuori dalla finestra. Slavata, Martinic e anche  lo scrivano Fabrizio volarono giú. Se visitate gli interni del Castello di Praga, andate a dare un´occhiata anche nella Cancelleria passando per la sala di Vladislao. La finestra é lí, in altezza di ben 15 metri. Come mai allora tutti e tre sopravissero? Esistono due versioni. Sentiamo prima quella cattolica: era grazie agli angeli celesti che con le ali salvarono fedeli servitori della Corona! La versione protestante invece puzza un po´, nel vero senso della parola. Sotto la finestra si trovava enorme letamaio nel quale quei tre atterrarono come sul materasso. Se la  cavarono con qualche livido e gonfiore, uno batté la testa, l´altro si fece male alla gamba. Peró non erano ancora fuori dal pericolo, dovettero trovare presto un rifugio. Da lí al palazzo Lobkowicz sono poche decine di metri. E tutti sapevano che la signora Polyxena avrebbe aiutato rappresentanti cattolici. Uno dei momenti piú drammatici della storia boema é raffigurato sul quadro dipinto dal famoso pittore boemo Václav Brožík. Qui nel palazzo Lobkowicz é esposta la copia. La intrepida contessa Polyxena sta in centro della stanza di fronte alla folla inferocita dei protestanti mentre i rifugiati sono nascosti dietro un paravento. La leggenda vuole addirittura che Polyxena nascose gli scampati sotto le pieghe delle sue voluminose sottane.

Alle prime nozze di Polyxena con Vilém di Rožmberk era presente l´imperatore Rodolfo II in persona. Secondo la documentazione d´epoca al banchetto nuziale  vennero mangiati 36 cervi, 49 caprioli5 800 carpe1 290 lepri e bevuti 150 botti di birra e 70 di vino  In ocassione delle seconde nozze con Zdeněk Popel di Lobkowicz Rodolfo II donó agli sposi l´altare da casa in ebano e argento, esposto oggi nel  palazzo Lobkowicz. Si tratta dell ´opera preziosa proveniente dalla bottega dei Castrucci, maestri italiani che si specializzavano in arte delle pietre dure. Forte é anche il simbolismo dell´altare. La donna in ginocchio davanti alla croce é santa Margarita, riverita dalle donne incinte perché vegliase sul loro parto. Rodolfo II riteneva che la sua intercessione fosse necessaria visto che nel primo matrimonio Polyxena non ebbe figli. Ai lati dell´altare si trovano ritratti in miniatura di coniugi e i loro rispettivi stemmi, aquile di Lobkowicz, il toro dei Pernštejn. 

Non manca il ritratto del donatore, lo stesso imperatore Rodolfo, 35 anni al potere. Rodolfo II trasferí la corte imperiale da Vienna a Praga – l´unico Asburgo di averlo mai fatto. Visitava artisti nelle loro botteghe, incitava alchimisti, patrocinava scienziati della corte. Praga visse il secondo periodo d´oro. Purtroppo con il passare del tempo Rodolfo che soffrí attacchi di malinconia divenne sempre piú malato e fu costretto ad abdicare. Peró fino alla sua morte continuó a farsi chiamar re di Boemia. A differenza da altri Asburgo Rodolfo II fu sepolto nella cattedrale di san Vito. 

Prima di lasciare la pinacoteca, date un´occhiata ai due quadri. Il primo vi sembrerá di averlo giá visto da qualche parte. Si tratta di una fanciulla con il viso da angelo dipinta nei suoi 4 anni. É infanta Margarita di Spagna, per qualche tempo l´unica erede del Regno spagnolo. Se siete stati a Madrid, nella galleria di Prado si trova un´altra sua immagine, il quadro Las meninas. Il pittore Velasques era l´unico ad avere il permesso del re Filippo II di ritrarre lui e membri della sua famiglia. Margarita sará ancora piú bella se la paragonate con l´uomo accanto a lei. É Leopoldo I, rinomato per la sua bruttezza, zio e allo stesso tempo cugino di Margarita... e anche suo marito! Il motivo di questo matrimonio combinato era la preoccupazione della corte di Madrid di estinguersi senza eredi maschi. Margarita fu mandata a Vienna con l´unico scopo – avere figli. A 15 anni sposó suo parente piú grande di lei di 11 anni. In 6 anni di vita insieme Margarita partorí 6 figli ma in vita rimase solo una figlia. Nonostante l´aspetto fisico Leopoldo I era molto intelligente, istruito e gentile con la moglie. Rimase al trono per ben  47 anni. Grazie a lui Vienna diventó una delle cittá piú belle in stile barocco. Il matrimonio nonostante la differenza dell´etá era felice. I coniugi amavano musica e teatro e spesso partecipavano agli spettacoli come attori. Margarita purtroppo dopo 6 gravidanze era esausta e morí a soli 22 anni... 

SALA CON LA CERAMICA 

Passiamo ora nella sala con la ceramica dove potete ammirare bellissimi servizi da tavola provenienti dalle botteghe piú famose comprese Delft e Meissen. Piú di 400 anni ha il servizio dei Pernštejn, ordinato per Vratislav nel 1556 quando dall´imperatore Filippo II ottenne come il primo boemo Ordine del Toson d´oro. Guardate con cura il disegno sui piatti – oltre lo stemma giá noto, il toro dei Pernštejn, c´é anche Toson d´oro. Ordine del Toson d'oro fu istituito nel 1430 da Filippo III di Borgogna a Bruges per celebrare il proprio matrimonio. I primi cavalieri erano 24 nobiluomini della corte di Filippo di Borgogna, nel corso dei secoli il numero era salito a 30 cavalieri, nel 19 secolo il numero dei cavalieri diviene illimitato. L'Ordine del Toson d'Oro, uno dei più prestigiosi al mondo e il più importante in Europa, venne dedicato a sant´Andrea, che ancora oggi è il patrono supremo dell'Ordine.  L'Ordine veniva concesso esclusivamente a nobili di religione cattolica e  veniva conferito direttamente dall'Imperatore. I cavalieri dell'Ordine godevano di una quasi totale immunità giudiziaria. Nel 14 secolo, l'Ordine passò all'Imperatore Carlo V d´Asburgo, sotto il suo governo era stata praticamente riunita tutta l' Europa, e divenne la più potente organizzazione cavalleresca esistente nel mondo. Come tale  ricevette la piena approvazione e il totale sostegno della Santa Sede. Nel 1577 Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V, ottenne da papa Gregorio XIII l'esclusività di nominare cavalieri tra le alte classi sociali, rendendo quindi l'Ordine ancora più influente. Dal 19 secolo  l'ordine del Toson d'oro diventó un privilegio reale, un simbolo di distinzione e di fiducia regia. Anche dopo il crollo della monarchia austriaca nel 1918 La sovranità rimase per tanto al capo della casata degli Asburgo d'Austria. Tanto per curiositá, ecco alcuni membri attuali dell´Ordine del Toson d´Oro: regina d´Inghiterra Elisabetta, presidente francese Sarkozy, principe Karel Schwarzenberg, re Juan Carlos I. di Spagna, imperatore di Giappone Akihito... 

SALA DEL TESORO 

Entriamo nella sala del tesoro. Uno dei quadri piú preziosi nella collezione Lobkowicz é la Madonna con il bambino, santa Barbara e santa Caterina di Lucas Granach il Vecchio che risale al 1520. Ai piedi di santa Barbara si vede un frammento della ruota spezzata, lo strumento della sua tortura. Anche santa Caterina diventó vittima di una morte atroce, per mano di suo padre che a sua volta morí colpito dal fulmine. Santa Caterina é patrona dei vigili del fuoco, artilieri e fabbricanti dei fuochi d´artificio. Fino al terzo conte, i Lobkowicz collezionavano solo ritratti dinastici, fu Ferdinand August il primo vero collezionista in famiglia. Oggi fanno parte della collezione diversi oggetti liturgici, quadri, reliquiari, oggetti antichi. Molto preziosa é la croce da processione realizzata in cristallo di rocca rivestito d ´argento con decorazioni di filigrana d´oro. La croce risale alla prima metá del 12 secolo. Un altro oggetto raro é il busto reliquiario che rappresenta con molta probabilitá santa Orsola. É in rame dorato nello stile tipico dell´epoca di Carlo IV. I Lobkowicz l´hanno trovato per caso nella scatola anonima in uno dei suoi castelli negli anni Trenta. 

DUE SALE DI ARMERIA 

Nelle due stanze che seguono, sono esposte decine di armi da fuoco dalle collezioni di Lobkowicz del castello Roudnice

SALA DI BEETHOVEN 

E adesso parliamo della musica. Nella stanza dedicata a Beethoven ci aspetta una vera sorpresa. Molti membri della famiglia suonavano strumenti musicali come liuti e mandoline. Molto rare sono cosí dette tabulature, partiture usate nell´epoca rinascimentale e barocca per suonare gli strumenti musicali da pizzico. Di 28 esemplari 20 tabulature sono scritte a mano, 8 sono stampate. Si tratta della collezione privata piú grande al mondo! Il primo a cominciare a raccogliere musiche verso l´anno 1700 era il 3.principe Lobkowicz, Ferdinand August.  Tra gli strumenti musicali piú rari troviamo un violoncello proveniente dalla famosa bottega di Andrea Guarneri, ex allievo nella bottega Amati dove imparó il mestiere anche Antonio Stradivari

Nel 1745 Ferdinand Filip a Londra si incontró  con il compositore tedesco Christoph Willibald Gluck la famiglia del quale per  molto tempo lavoró per i Lobkowicz. Invece di diventare un altro guardaboschi come i familiari, Christoph scappó dalla casa in etá giovane, con un po´di fortuna e ovviamente grazie al talento musicale studió a Praga, poi viaggió a Milano dove una sua opera lirica ebbe molto successo. Piú tardi riuscí a stabilirsi alla corte viennese, compose del tutto 35 opere. Anche a Parigi lasció le traccie, una delle sue allieve era la disgraziata Marie Antonietta. Gluck diventó amico di Salieri...Torniamo a Londra. Lí 6. principe di Lobkowicz grazie a Gluck conobbe la musica di Handel e alla fine del viaggio portó a Praga la prima edizione stampata degli oratori del compositore barocco. Alcuni anni dopo quando la musica barocca non era piú di modaMozart decise di riorchestrare il Messia di Handel e nelle collezioni di Lobkowicz si trova lo spartito  originale scritto da propria mano del grande compositore. É ecezzionale come Mozart ha raddoppiato la posizione dell´orchestra e rielaborato le note per fare l´opera piú piena e piú classica.  Per quanto riguarda la musica, il membro più famoso della famiglia Lobkowicz fu probabilmente Josef František Maxmilián Lobkowicz, patrono di Beethoven. I due si incontrarono a giovane etá, il compositore aveva 22 anni, il principe ne aveva due di meno.  D´ora in poi avrebbe versato a Beethoven il vitalizio grazie a quello il compositore poteva scrivere la musica a proprio piacimento invece di composizioni tradizionali su comissione. Il compositore  dedicò all´amico alcuni tra i suoi più importanti lavori, inclusa la 3ª, la 5ª e la 6ª sinfonia e il quartetto d'archi dell'Opera 18. Nella collezione possiamo vedere spartiti originali con le modifiche, correzioni e annotazioni fatte da  Beethoven stesso. La dedica della 3ª sinfonia, Eroica, all´inizio era destinata a Napoleone ma quando quello si autoproclamó imperatore, Beethoven si arrabbió e dedicó l´opera a 6. principe di Lobkowicz. 

SALA DI PIETER BREUGEL IL VECCHIO 

Il pittore fiammingo tra altro dipinse il ciclo dei quadri chiamato Mesi. Un quadro che rappresenta mesi estivi e intitolato Fienagione si trova nella collezione dei Lobkowicz. Non é piú vero quello che scrive Wikipedia, che il quadro si trova nella Galleria nazionale di Praga, perché é stato restituito ai veri proprietari. Nel palazzo Lobkowicz al Castello di Praga ormai é esposto nella sala dedicata solo ad esso. 

SALA DI CARL ROBERT CROLL 

Nel 1840 8.principe Lobkowicz, Ferdinand Josef  incaricó il pittore tedesco Croll a dipingere  possedimenti familiari. Sulle pareti potete ammirare alcuni castelli e fortezze come Jezeří, Střekov, Nelahozeves, Bílina, Vysoký Chlumec e Roudnice nad Labem. Proprio a Roudnice trascorse Martin Lobkowicz la sua infanzia e ricorda come andava in bicicletta per le numerose sale del castello sentendo su di se sguardi di dissaprovvazione degli antenati.... 

SALA DI CANALETTO 

Giovanni Antonio Canalconosciuto come Canaletto (per distinguerlo dal padre pittore) é noto soprattutto come il vedutista. Per due anni studió a Roma, poi tornó a Venezia. Grazie alla sua tecnica e notevole abilitá fece grandi progressi e in breve tempo diventó uno dei pittori più affermati di Venezia. I dipinti del Canaletto si distinguono sempre per la loro grande accuratezza. Arrivano clienti importanti. Acquisita una notevole fama, il Canaletto comincia a essere notato dai committenti inglesi: durante il Settecento Venezia era molto frequentata dai giovani dell'aristocrazia britannica che svolgevano il loro Grand Tour. Canaletto entra in contatto con Joseph Smith, che si rivelò decisivo per la carriera dell'artista. Smith, ricchissimo collezionista d'arte e poi console britannico a Venezia tra il 1744 e il 1760, diventa il principale intermediario tra il Canaletto e i collezionisti inglesi. Quindi Smith, dopo essere stato cliente dell'artista, svolge per lui un ruolo di "mecenate" e di intermediario con la ricca clientela inglese. Peró quando scoppió la Guerra di successione austriaca il mercato del Canaletto si riduce drasticamente,  non arrivano piú visitatori britannici a Venezia. Nel 1746 Canaletto decide di trasferirsi a Londra per sette anni. É allora che dipinge due grandi tele che ormai si trovano nelle collezioni di Lobkowicz. Una delle vedute piú spettacolari di Londra rappresenta la giornata in onore del sindaco di Londra che si sta recando in barca alla cena con i lord di Ammiragliato. Si vede che nel 1748 esisteva solo un ponto su Tamigi. Due tele sono state comprate dal 6.principe di Lobkowicz Ferdinand Filip. 

PRIMO  PIANO 

SALA CON RITRATTI FEMMINILI 

Tra la famiglia Lobkowicz erano anche pittori. La signora vestita in rosso Ernestina é autrice di tutti i ritratti delle dame di parentela

SALA DEGLI UCCELLI

Se guardate i quadri con attenzione, potete notare che le piume sono vere. Venivano incollate sulle sagome degli uccelli di carta. Purtroppo dopo il lungo tempo trascorso nel magazzino ci voleva un anno intero per il restauro. Le piume sono state ricavate dal pollame domestico, da galline, galli e anche da fagiani.

SALA DEI CANI 

I Lobkowicz hanno sempre amato cani, in questa sala ci sono diversi oggetti che lo testimoniano. Due cani al quadro sono addirittura ritratti, si tratta di Asinus e Korkel

SALA PIRANESI 

Giovanni Battista Piranesi (1720 – 78era un incisore, architetto e teorico dell ´architettura italiana. Le sue tavole incise raffigurano Roma antica. Imparó le tecniche dell ´acquaforte e di incisione su rame. Era nel momento giusto al posto giusto – A Roma cominciarono arrivare i primi turisti. Piú tardi Piranesi aprí la nuova bottega con una stamperia propria. Qui nella sala del palazzo Lobkowicz si trovano 9 vedute sui monumenti della Roma antica. 

SALA CINESE 

é decorata da 9 dipinti su seta con i motivi cinesi all´epoca molto di moda.

SALA DI LEOPOLDINA LOBKOWICZ 

Leopoldina era considerata una vera bellezza. Accanto al suo ritratto si trova quello della madre in abito verde con il quale si abbinano perfettamente gli smeraldi che porta la signora. Il ritratto del marito e padre di Leopoldina Moritz é sulla parete di fronte. 

SALA ROCOCÓ 

Il rococó, originato in Francia, é uno stile ornamentale con tipiche curve delicate, fiori, conchiglie, effetti gioccosi, motivi botanici. Gli armadietti esposti in questa sala risalgono al 19.sec, e quindi é un revival del rococó. Dentro si possono ammirare le tabacchiere, ventagli per signora e anche portanei smaltati. Le signore del 18 secolo accentuavano la bellezza appicicando alla faccia minuscoli taffetá neri adesivi. Essendo nella sala, non dimenticate dare un´occhiata dalle finestre, in pochi posti il panorama di Praga si vede cosí bene. 

DUE SALE DI RICEVIMENTI 

Fu Václav Eusebius, il secondo principe di Lobkowicz e l´unico figlio della signora Polyxena a incaricare architetti italiani per costruire sale di ricevimenti dove intratteneva dignitari e ambasciatori stranieri. Dipinti sul soffitto ispirati dalla mitologia greca, sono l´opera del pittore ceco Harovník e risalgono alla metá del 17. sec. 

CAPPELLA DI SAN VENCESLAO 

La cappella é consacrata a san Venceslao , il santo patrono della Boemia. L´immagine del santo sull´altare maggiore é di Petr Brandl, famoso pittore boemo dell´epoca barocca. Si dice che era qui dove Polyxena di Lobkowicz custodí la statuetta di Bambin Gesú prima di dedicarla al convento dei carmelitani dove si trova tuttora. Cari ospiti del palazzo Lobkowicz, dopo aver visitato il palazzo, vi suggerisco di andare a vedere il negozio del museo perché vale la pena anche se non comprate niente. Peró d ´altra parte ci sono oggetti che non trovate da nessun´altra parte di Praga. Un po´stanchi? Allora perché non fare una piacevole pausa nel café LOBKOWICZ? Bevendo qualcosa di caldo ( d´inverno) o fresco (d´estate) tutta la cittá sará ai vostri piedi. Sono convinta che non rimanete delusi dopo aver visitato uno dei palazzi piú interessanti che potete trovare a Praga.

PASSAGGI PRAGHESI

A Praga esistono decine di passaggi (solo il distretto Praha 1 ne ha ben 44!) e persino pochi praghesi possono dire di conoscerli tutti. Ci sono passaggi costruiti nel periodo della Seconda repubblica (in breve „tra le guerre“) e ci sono quei nuovi aperti all´inizio del terzo millenio. In molti si rova se non proprio un teatro, allora almeno un cinema. Queste „strade interne“ esistevano giá nel mediovo. Visto che per accorciare la strada ci passavano tante persone, successivamente i mercanti vi misero bancarelle e piú tardi interi negozietti. All´inizio del ventesimo secolo a Praga arriva la moda da Parigi e da Bruxelles – le banche e case di assicurazioni  costruiscono palazzi  dove il pianterreno rimane aperto al pubblico, il soffitto supera per altezza in modo notevole il primo piano con pianerottoli pieni di bar, boutique, negozi. La maggior parte dei passaggi a Praga gode di luce diurna grazie ai soffiti in forma di cupola di vetro. Alcuni passaggi considerati centri commerciali di sera chiudono e attenzione  - con cani  e con le sigarette accese non é permesso entrare.  Allora, fumatori, spegnetele e andiamo insieme ad esplorare passaggi in pieno centro, ne vale la pena! 

Alfa (U Stýblů) -  piazza Venceslao  28

Collega la piazza Venceslao con il giardino dei francescani. Ormai non molto interessante ma la mia generazione  ricorda il cinema omonimo, ALFA dove si andava per vedere  film hollywoodiani come E.T.extra - terreste di Steven Spielberg. Due ore di pura fantasia e poi di nuovo via, nel mondo grigio del socialismo. Mi ricordo le code interminate perché quei film ci offrivano uno di pochi svaghi di quei tempi.

Rokoko -  piazza Venceslao  38

Nel 1915 secondo il progetto dell´ architetto  Emil Králíček é stato costruito il complesso multifunzionale di tre edifici all´angolo di Piazza Venceslao via Štěpánská. Si tratta dell´esempio dello stile liberty geometrico con elementi cubista, specialmente sulla prominente facciata.  All'interno del blocco si trova  un vasto sistema di passaggi di cui due sono piú conosciuti. Il passaggio ROKOKO tende al modernismo geometrico, in particolare i lucernai, il passaggio LUCERNA invece é costruita ancora in stile Liberty, allora superato. L´ultima ricostruzione risale a 2005.

Lucerna (la Lanterna) - labirinto con piú entrate / uscite

Ci si arriva dalla piazza Venceslao per la menzionata ROKOKO. Oppure dalla via Vodičková, V Jámě o Štěpánská. Dentro trovate bar, café. negozi, una farmacia, una pasticcieria e due ascensori Pater Noster (ne scrivo in un altro luogo). Tuttti vogliono vedere il cavallo al rovescio di David Černý ma ci sono tante altre curiositá che vi svela la Vostra guida:)

Koruna (la Corona) – piazza Venceslao 1

Risale a 1911 e hala forma di L con due ale coperte di  lastre di vetro. Negli anni Trenta qui é stata aperta la famosa tavola calda Koruna, l´aspetto attuale é degli anni Novanta. Peccato che al posto di un buon café c´é ormai il ristorante libano.

Černá růže (la Rosa nera) – via Na Příkopě 12

É sorta come parte del grande magazzino Bondy negli anni Trenta. L´autore del progetto era l´architetto Tyl, rinomato per le sue costruzioni in stile funzionalista. Nel 1999 la Rosa nera é diventata il luogo dei negozi di lusso, anche i ristoranti non sono proprio economici. Al primo piano nel café spesso si incontrano imprenditori per discutere degli affari.

Slovanský dům,  via Na Příkopě 22

Negozi, cinema multisale, parucchiere Ftank Provost, ristorante Kogo....una scorciatoia verso la piazza Venceslao e la stazione Praga C.le

Passaggio di Jiří Grossman -  via Politických vězňů 14 - NON ESISTE PIÚ

Era chiamato „tre in uno“ perché  formato da tre corridori interni che collegano la via con la piazza Venceslao. Due hanno mantenuto piú o meno l´aspetto storico, la terza „via“ era il risultato della ricostruzione alla fine degli anni Novanta. All´entrata si trovavano cambi gestiti da cittadini arabi con corsi veramente convenienti, dentro anche negozi alimentari etnici. Purtroppo il passaggio che vedete sulla fotografia non esiste piú, al suo posto da 2016 sorge un albergo.

Quadrio – via Spálená 22

Anno di apertura – 2014. Palazzo molto bello nonostante la grandezza. Questo colosso ha 8 piani e perfettamente corrisponde all´idea parigina degli anni Trenta – sotto negozi, sopra uffici e infine appartamenti. Se avete sentito qualcosa della testa che gira e volete verificare, siete al posto giusto. La testa girevole é quella di Franz Kafka, l´opera d´arte dello scultore David Ćerný. Solo che la testa ha orari tutti suoi e puó darsi che nel momento del vostro arrivo sará ferma.. bé, pazienza. Prendete un café nelle vicinanze, se siete disposti spendere di piú, nel ristorante di fronte al monumento fanno un ottimo pesce, e aspettate. Verrá il momento e Franz si muoverá. Per chi ha poco tempo, clicchi qui

Rosetta

A due passi dalla "testa che gira" trovate il palazzo Rosetta con la facciata in stile Art Deco. Ci si puó passare ogni giorno dalle 7.00 alle 20.00. I lavori di restauro sono stati esequiti dalla societá italiana Euclide Invest gestita dalla sig.ra Maria Elena Pasquale. Nel palazzo ci sono 20 appartamenti di lusso e spazi commerciali. 

Passaggio Pánská (dei signori) – via Na Příkopě

Una vera curiositá. I negozi, il parucchiere, il sarto – tutto specializzato nella clientela maschile. Gradite scarpe da Londra, gli slip dalla Spagna, orologi di lusso, sigari e steak di Argentina? Allora questo posto fa per voi.

Broadway, via Na Příkopě

Quando ero piccola, qui si trovava uno dei cinema piú amati dei praghesi che si chiamava come il luogo stesso  - Sevastopol. Vale la pena di passarci e alzare lo sguardo per ammirare uno dei gioelli di architettura funzionalista – due cupole create dalle lastre vitree in ceco chiamate luxfery. A proposito, gli architetti usavano spesso il vetrocemento, uno dei materiali brevettati della Cecoslovacchia.

Passaggio Metro

passa dalla via Nazionale   alla via Na Perštýně e forma una grande lettera L. Ci sono anche dislivelli - tre scalini...

...e si riemerge davanti alla casa U medvídků, una delle antiche birrerie. Nel palazzo si trova anche il birrificio

Passaggi storici nella Cittá Vecchia

Ce ne sono tanti e neanche praghesi li conoscono bene perché a chi viene in mente che puó passare in mezzo di un albergo? Eppure é possibile - da via Michalská si entra nel hotel Iron Gate e si esce in via Jilská. (dalle 11.00 alle 18.00)

Se volete evitare la marea di gente dopo aver assistito allo spettacolo dell´orologio astronomico sulla Piazza della Cittá Vecchia e dovete raggiungere la piazza Venceslao, fate il percorso alternativo - da Malé náměstí girate subito a sinistra nel portone, passate il cortile - c´é anche il cambio molto conveniente senza la comissione - entrate in via Michalská e dopo 20 metri girate di nuovo a sinistra  - passate un altro cortile e uscite in via Melantrichova - da lí si vede giá la piazza Venceslao. Sosta obbligatoria per vegetariani e vegani - nel cortile si trova il ristorante e anche negozio con i prodotti biologici Country Life.

passaggio Bolzano

Perché si chiama cosí? Questo passaggio collega la nota via Celetná, zona pedonale, con la via Śtupartská. E proprio in via Celetná visse il matematico, filosofo e teologo  Bernardo Bolzano di cui scrivo sotto la B. 

passaggio Dlouhá - da via DLOUHÁ in via HAŠTALSKÁ

e viceversa

Uno dei passaggi recentemente (2015) ricostruiti. Appena si entra da via Dlouhá, trovate motle persone che fanno fila davanti al negozio chiamato NAŠE MASO (la nostra carne). La vetrina si presenta cosí:

Il negozio ha giá la tradizione e chi  si intende della carne, ci va regolarmente. Di fronte poi potete mangiare zuppe e altre cose leggere. Man mano che si prosegui, c´é anche negozio di formaggi, ristorante che offre sushi e un altro per vegan - ROW FOOD. 

RISPOSTE ALLE DOMANDE DEL TEST 

1 – a) 

2 - c) 

3 – b) 

4 – a) 

5 – c) 

6 – b) 

7 – c) 

8 - a) 

9 - b) 

10 - c) 

11 - c) 

12 - b)          

13 - a) b) 

14 - b) 

15 - c) 

16 - a) 

17 - a)   

18 -  c) 

19 – b) 

20 – c) 

ROGHI DELLE STREGHE

É una festa popolare con un'antica tradizione nata dai riti pagani. La notte di 30 aprile era considerata magica. Si credeva che si aprono buchi nella terra e si possono trovare tesori. Per proteggersi dagli spiriti maligni (e piú tardi con arrivo dell´inquisizione anche dalle streghe) sulle collinette si accendevano faló. La gente credeva che le streghe si riunivano su un posto maledetto come il patibolo per celebrare il loro Sabat . I giovani saltavano le fiamme, si bruciavano vecchie scope oppure fantocci che rappresentavano streghe. Simbolicamente finiva l'inverno e iniziava la primavera.

In alcuni paesi la notte di 30 aprile é conosciuta come la  Festa di S. Valpurga (710-779), una missionaria inglese e badessa di un monastero benedettino. La sua festa  cade il 1 ° maggio peró nel calendario cattolico si festeggia la vigilia. Valpurga é considerata protettrice contro tuoni e fulmini e la patrona della buona raccolta, ma anche della feconditá. Il rituale dei faló quindi era visto come la purificazione simbolica. Nelle superstizioni popolari Valpurga veniva accompagnata dalle streghe danzanti. Da qui ha preso ispirazione lo scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe per il suo dramma Faust dove si descrive appunto Notte di Valpurga.   

S
SETTE MIRACOLI DEL SOCIALISMO

 

Ognuno aveva lavoro

 

Anche se ognuno aveva lavoro, nessuno lavorava

 

Anche se nessuno lavorava, il piano si realizzava al 100%

 

Anche se il piano si realizzava al 100%, non si trovava niente

 

Anche se non si trovava niente, tutti avevano tutto

 

Anche se tutti  avevano tutto, tutti rubavano

 

Anche se tutti rubavano non mancava niente da nessuna parte

 

S - EX - CHIESA DI SAN MICHELE

Ex- chiesa di Arcangelo Michele si trova in via Michalská nelle vicinanze della Piazza della Cittá Vecchia. Ogni giorno ci passano tanti turisti ma pochi sanno cosa in effetti sta dentro. Originariamente romanica, piú tardi gotica e alla fine barocca, la chiesa fu soppressa insieme con l´adiacente monastero dei serviti ne1786 nel periodo delle riforme „giuseppine“. Giuseppe II a differenza da sua madre Maria Teresa d´Asburgo considerava chiese e monasteri inutili e solo nella Boemia e Moravia   ne fece chiudere un terzo. La chiesa quindi serví da magazzino e nel 1984 da archivio. Poi cominciano „scatenati anni Novanta“e la chiesa viene venduta dal nuovo propietario la Národní knihovna (Biblioteca nazionale) a una societá privata per il prezzo di 5 000 000 di euro mai  pagati. Da quel momento va da male in peggio. Si trova un locatario  - la ditta Michal Praha. Dopo diverse proposte di come utilizzare la chiesa nel 1998 sulla facciata  appare la scritta St.Michael Mystery - Esposizione multimediale. Dire che era uno spettacolo di cattivo gusto non vuol dire niente. Nella cripta della chiesa é stata collocata la testa gigante di Stalin, bandiere communiste e fasciste, fotografia del primo presidente communista cecoslovacco Gottwald, la statua di Michael Jackson coperta da ragnatele, nell´angolo uno scheletro giocava a carte. Praga vista dagli occhi di Franz Kafka…  In questo modo la societá ha voluto chiudere la bocca ai numerosi critici e soddisfare la richiesta degli specialisti della „dimensione culturale“. Dal punto di vista commerciale é stato un fiasco totale. Nonostante la ricostruzione brutale della chiesa (all´interno della chiesa sono stati costruiti piani, l´ascensore ed é stata distrutta la preziosa volta barocca), la Národní knihovna (istituto statale) ha stipulato il contratto d´acquisto con la suddetta ditta. Il prezzo  di meno di 2 000 000 di euro non corrisponde neanche al prezzo del terreno…Visto che nel contratto non si parla del futuro utilizzo della chiesa, tutto é possibile….per il momento la chiesa si apre solo quando si svolgono eventi privati compresa musica tecno e spogliarelli e  presentazioni aziendali. Nel gennaio 2001 con una gru é stato messo dentro il nuovo modello della Renault… aprile 2013 - Nella chiesa si balla, c´é Top Dance club, si aspetta la concessione edilizia per poter costruire appartamenti. La versione ufficiale é: sistemazione turistica. Ma é piú che evidente che il club vuole offrire servizi erotici….nella ex chiesa dove si seppelliva. Allora non resta che dire  "I mulini di Dio macinano lentamentema macinano di fino". Ossia, alla fine tutto torna.

SITI UNESCO NELLA RC

Centro storico di Český Krumlov 

Centro storico di Praga 

Centro storico di Telč 

Santuario di San Giovanni Nepomuceno a Zelená Hora 

Kutná Hora: Centro città + Chiesa di Santa Barbara +Chiesa di Nostra Signora di Sedlec 

Paesaggio culturale di Lednice-Valtice 

Giardini e castello a Kroměříž 

Villaggio storico di Holašovice 

Castello di Litomyšl 

Colonna della Santissima Trinità a Olomouc 

Villa Tugendhat a Brno 

foto: Radovan Matušinec

Quartiere ebraico e Basilica di San Procopio a Třebíč  

STAZIONE PRAGA CENTRALE

Stazione di Praga Centrale ha una ricca storia risalente agli Anni 60 del 19.sec. quando si stava costruendo il collegamento ferroviario Vienna –Cheb con la linea a Praga. Allora il luogo scelto per l´edificio principale si trovava subito dietro la cinta muraria. Negli anni 1869-1871 fu costruita la hall delle partenze secondo il progetto di Vojtěch Ignác Ullmann e  Antonín Viktor Barvitius. L´edificio uf chiamato in onore dell´imperatore Francesco Giuseppe I. E gli architetti si ispirarono dall´aspetto di una spaziosa villa italiana in stile neorinascimentale. La facciata simetrica misura quasi 150 metri. Originariamente si fermavano davanti carozze dei viaggiatori, le torri retangolari venivano illuminate conn le lanterne a gas e dopo la demolizione della cinta muraria nel 1875 davanti alla stazione si trovó il bellissimo parco con un laghetto in mezzo e con la cascata artificiale. Negli Anni 70 purtroppo il parco ha dovuto cedere il posto all´autostrada. Migliaia di macchine che ogni giorno passano davanti alla stazione hanno inquinato l´intero edificio.  

30 anni dopo non bastava giá la capienza e si decise di ricostruire l´intero complesso della stazione. Era il periodo dello stile liberty e l´architetto Josef Fanta – vincitore della gara d´appalto -  diede alla stazione aspetto in stile Art Nouveau. (1902 - 9). Oltre ai  servizi destinati al pubblico al primo piano si trovavano pure gli appartamenti degli addetti alla ferrovia anche saloni di rappresentanza destinati agli ospiti speciali compreso lo stesso imperatore austriaco Francesco Giuseppe.  La decorazione interna ha grande valore artistico e puó addirittura essere paragonata con la Casa municipale. Dopo la fondazione della Repubblica cecoslovacca é cambiato il nome della stazione in onore del presidente americano Wilson me dopo la seconda guerra mondiale non era possibile avere a Praga socialista la stazione denominata in onore del presidente capitalista. Il nome é cambiato di nuovo e speriamo che rimanga cosí – Praga Centrale.

Negli Anni 70 dopo l´apertura della superstrada che attraversa tutto il centro e passa proprio davanti all´edificio originale architetti Jan e Alena Śrámek hanno vinto un nuovo concorso, la loro idea di costruire la nuova hall in seminterrato era valutata come la soluzione migliore. La hall a due piani é incorporata tra la metropolitana e l´attuale livello stradale, cioé sotto l´edificio originale  liberty con il café Fanta. L´ultima ricostruzione é stata eseguita dalla societá Grandi Stazioni in due fasi. Prima si ricostruiva la cosí detta New Hall degli Anni 70.  Gli esistenti spazi operativi delle ferrovie ceche, spesso frammentati, sono stati raggruppati in complessi funzionali. Le biglietterie esistenti sono state sostituite dal Centro Servizi ai Viaggiatori. Questo Centro offre, oltre ai servizi ferroviari, anche una serie più ampia di servizi secondari per i passeggeri. Sono stati realizzati 3.000 mq di aree tecniche e 4.300 mq di aree commerciali, un nuovo sistema di controllo e sicurezza che conta su telecamere e rilevatori. Sono già aperti al pubblico 26 nuove attività commerciali: una grande libreria di oltre 1.200 mq, negozi di abbigliamento, fiori, gioelli, profumeria, ottica, cioccolateria, farmacia, telefonia, oltre a 4 punti ristoro Autogrill. Sono stati rafforzati gli elementi della segnaletica verticale, le scale fisse sostituite da rampe e scale mobili. Tutti i livelli  sono collegati senza barriere architettoniche. La fase Due ha previsto la ripulitura e il restauro degli ambienti esistenti del Café Fanta, con il ripristino di tutti gli elementi originali: pavimenti, vetrate, intonaci e stucchi che oggi presentano un pessimo stato di conservazione.Lo spazio delle biglietterie originarie nella cupola della sezione centrale ospiterà una caffetteria.

Peccato che l´esterno dell´edificio originale rimane nelle condizioni pietose, l´intonaco sgretolato, sporcizia, grafitti. Cosí la stazione Centrale si presenta agli occhi di chi le passa accanto e anche alle migliaia dei turisti che da qui salgono in autobus per l´aeroporto.

Aggiornamento 2017: finalmente le cole si muovono anche fuori, si lavora sulla facciata. Evviva!

Il café storico é bellissimo:

 

T
TORRI GEMELLE - PARIGI + PRAGA 

Si scrive l´anno 1889 in cui 363  soci del Club dei turisti cechi  visitano L’esposizione mondiale di Parigi e rimangono colpiti dalla famosa Torre Eiffel. La decisione é unanime, Praga si merita anch´essa una torre cosí. Dopo il ritorno alla capitale gli eventi precipitano. Va costituito un Consorzio per la costruzione della torre panoramica ed il magistrato concede il terreno per la costruzione sulla collina di Petřín. A qualcuno é venuto in mente giá allora che la copia 5 x più piccola della Torre Eiffel avrá la cima 17 metri piú su? Sono convinta di si. 

 Nonostante la somma annunciata fosse molto alta, 32 000 monete d´oro, all´esempio seguente si vede benissimo come si riesce ad arrivare al traguardo se le cose si fanno con la passione. La nazione si diede la mossa. Facciamo vedere ai tedeschi! Poteva essere anche il motivo di tanta fretta e in poco tempo furono raccolti i mezzi necessari. A quali tedeschi, chiedete? Non dimentichiamo che allora ancora non esisteva la Repubblica cecoslovacca, facevamo parte dell´Impero austro ungarico e a Praga  ormai da decenni si sentiva sempre piú forte la rivalitá tra patrioti boemi e cittadini tedeschi appoggiati dal fatto che la capitale é Vienna e lá come si sa, parlano tedesco… 

Nazionalismo a parte, in soli 4 mesi il lavoro é fatto e in agosto 1891 la torre viene collaudata.  

La torre è costituita da una struttura ottagonale in acciaio per la cui costruzione sono state utilizzate 175 tonnellate di ferro. Le 8 braccia della struttura sono state ancorate a dei possenti blocchi di pietra situati ai vertici di una base ottagonale, la cui diagonale misura 20 metri. Al ballatoio panoramico, in altezza di 51 metri, ci conducono 299 scalini e da lì si può ammirare una splendida veduta della città. L’altezza totale della torre è di 63,5 metri. Ma contando altezza della collina si arriva ...a 378. Quella parigina solo 361...  

Dopo la ristrutturazione, la torre panoramica è stata di nuovo aperta al pubblico 2002. La prima parte (in altezza di 20 m) è accessibile anche ai turisti in sedia a rotelle.

TEST DIVERTENTE DA FARE DOPO IL RITORNO DA PRAGA

1 - il cavaliere sul cavallo rovesciato é 

a) san Vito                                                                                                     

b) san Venceslao            

c) san Vladislao 

2 - quando svolazza la bandiera al Castello di Praga vuol dire che  il presidente  

a) é di buon umore                                                  

b) non é a Praga   e nessuna sa dove é                                                                       

c) per fortuna é a Praga 

3 - quante strada a Praga hanno il nome ZLATÁ  (d´oro)            

a) una                                                                   

b) due                            

c) nessuna 

4 - un angolo romantico nel quartiere di Malá Strana si chiama          

a) piccola Venezia                                  

b) piccola China Town                                                                                 

c) piccola Amsterdam 

5 - cosa manca ai 12 apostoli sul famoso orologio astronomico            

a) il sorriso                                                                              

b) i denti                                                                                                             

c) le gambe 

6 - perché sulla torre campanaria della cattedrale di san Vito ci sono due orologi?     

a) uno indica ore, l´altro giorni                        

b) uno indica ore, l´altro minuti,                         

c) sia uno che l´altro sono rotti 

7 - il re piú famoso della Boemia medievale si chiama   

a) CarloMagno                                                               

b) Carlo VI                                                                                 

c) Carlo IV 

8 - la leggenda vuole che nel pozzo del Castello di Praga buttavano          

a) donne infedeli                                                    

b) cani infedeli                                                   

c) infedeli 

9 - nel Medioevo in piazza Venceslao si vendevano             

a) maiali                                                             

b) cavalli               

c) polli 

10 - l´unica sinagoga ebraica  in funzione si chiama 

a) Vecchia sinagoga                                                             

b) Vecchia Scuola                                                           

c) sinagoga  Vecchio-Nuova 

11 - il palazzo moderno sul lungofiume della Moldava si chiama               

a) Casa Civica                                                                                                    

b) Casa Barcollante                                          

c) Casa Danzante 

12 - come camerieri a Praga  chiamano l´espresso italiano                     

a) presso                                                        

b) piccolo                                                                 

c) senza una parola portano mezzo litro di acqua marrone 

13 - sulla collina Letná dove oggi c´é il metronomo prima si trovava  

a) la statua di Stalin                                

b) la statua di Michael Jackson                                                                               

c) un carro armato 

14 - nella chiesa di san Giacomo nella Cittá Vecchia si trova    

a) il teschio di san Venceslao                                                                  

b) il braccio mumificato                                                                

c)  il braccio di ferro 

15 - la casa cubista in via Celetná é chiamata       

a) Casa all´Uomo nero           

b) Casa alla Madonna di Týn                           

c) Casa alla Madonna nera 

16 - la stradina piú stretta di Praga si trova            

a) vicino a ponte Carlo                                                                              

b) nel ghetto ebraico                                                                       

c) al Castello di Praga 

17 – a Praga si trova Inferno (Peklo, in ceco). Dove é?          

a)  al monastero di Strahov                                                                           

b)  ogni giorno sulla strada Sokolská  alle ore di punta                                

c)  in ogni buona libreria 

18 – Cosa dicevano di Libuše ? 

a) gambe lunghe, ragione corta                                                          

b) gonna corta, gambe pure corte                                                     

c) capelli lunghi, ragione corta 

19 – il cambiamento del 1989 é chiamato  la rivoluzione di     

a) seta

b) velluto                                                                                     

c) primavera 

20 – Praga é bellissima                                                      

a) d´inverno con la neve                                                                           

b) d´estate con la  birra                                                                                       

c)  sempre - con la Vostra guida Jana Zemanová